Ancora segno meno per l’industria dei PIR, riviste le stime Intermonte sul 2022

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Rodion Kutsaev (Unsplash)

Prosegue la frenata della raccolta PIR anche nel III trimestre del 2022. Dopo un 2021 che si era posizionato come l’anno del rilancio dei piani individuali di risparmio, anche grazie alle modifiche normative che avevano garantito una maggiore flessibilità del settore con una quota superiore di investimento per gli istituzionali (i fondi pensione, ad esempio, possono investire fino al 10%del patrimonio), benefici di ordine fiscale (per chi detiene i PIR per almeno cinque anni)  e l’apertura dei PIR alternativi a investimenti di portata superiore (fino a 300 mila euro contro i 30 mila euro dei PIR), le previsioni sul 2022 vedono la marea dell’ottimismo ritirarsi in attesa di maggiore visibilità sullo scenario internazionale.

È presto per un confronto sull’anno, ma secondo quanto emerge dai dati diffusi il 6 settembre da Assogestioni, nel 2° trimestre del 2022 l’industria ha visto deflussi per 195,6 milioni di euro per i PIR ordinari (il 1° trimestre aveva registrato una raccolta netta positiva per 160 milioni), portando il saldo totale del 1° semestre ‘22 a 35 milioni di euro, con AuM per 17,5 miliardi (-11,6% sul I trimestre).

Per quanto riguarda i PIR alternativi, la raccolta nel 2° trimestre ‘22 è stata di 153 milioni di euro, in accelerazione rispetto al 1° trimestre ‘22 (83 milioni di euro), con un dato a un anno di 236 milioni di euro e un AuM di 1,44 miliardi di euro (rispetto agli 1,8 miliardi di euro a fine marzo).

Le stime di Intermonte a ottobre

A fronte dell’andamento volatile dei mercati, che dovrebbe continuare anche nei prossimi mesi, Intermonte sottolinea come le  previsioni di afflussi per il 2022 per i PIR ordinari, fossero “basate su ipotesi troppo aggressive” e conferma la posizione più prudente già espressa nei primi trimestri dell’anno, con una stima di afflussi per il 2022 confermata anche in questa view a 52 milioni di euro (contro i da 338 milioni di agosto) “la visibilità rimane bassa, sia a causa del contesto generale di mercato, sia per la specifica transizione politica italiana post-elettorale”.  Nel lungo termine, specificano gli analisti, le ipotesi si basano sull'aspettativa che l'interesse per questo prodotto rimanga piuttosto alto grazie al beneficio fiscale e, dal punto di vista del distributore, al fatto di poter contare su un impegno a lungo termine da parte dell'investitore.

Le principali ipotesi alla base delle attuali stime sono le seguenti:

  • Per il 2022, si ipotizza una raccolta lorda da parte dei nuovi sottoscrittori di PIR pari a 90 milioni di euro (in estate erano 100 milioni e il confronto con i primi mesi dell’anno diventa impietoso se si considera che si stimava una raccolta di 1,8 miliardi);
  • Per quanti sottoscrivono PIR in modo continuativo, si prevede che la raccolta complessiva nel secondo anno sarà pari a una parte della somma accantonata nel primo anno (dal 35% al 40% nel modello Intermonte); nei restanti anni (cioè dal terzo al quinto anno) si prevede una raccolta stabile, pari in media al 60% degli investimenti effettuati nel secondo anno;
  • Infine, il calcolo dell'ammontare del capitale che verrà ritirato dagli investitori che decideranno di uscire dal fondo prima del termine dei cinque anni (per qualsiasi motivo) scende a circa il 3,5% degli AuM nel 2022 e oltre (era il 4% circa nella rilevazione pubblicata ad agosto).