Banche, come affrontare con il giusto slancio il momento delle fusioni/acquisizioni

Torre Unicredit
mauro gambini, Flickr, Creative Commons

Non solo virus e dpcm. In queste giorni Piazza Affari sobbalza per la nuova ondata di aggregazioni del settore bancario. Conseguenza, certamente, anche della crisi economico-finanziaria generata dalla pandemia. “Il settore bancario deve fronteggiare problematiche sia cicliche che strutturali e l’M&A è probabilmente una delle poche soluzioni per creare valore”, spiega senza mezzi termini Massimiliano Schena, Direttore Investimenti di Symphonia SGR. Al momento l’attenzione generale è diretta sull'ipotesi di nozze tra Unicredit e Monte dei Paschi di Siena, che sta generando tensioni tra le forze che sostengono il governo Conte bis. E non solo. L’annuncio del ritiro a fine mandato dell’attuale ceo di Unicredit, Jean Pierre Mustier, apre una fase d’incertezza per l’istituto bancario, che lunedì ha portato il titolo a perdere circa il 6%. “Mustier era in disaccordo con il CdA sulle linee strategiche da seguire per la crescita di Unicredit; e probabilmente uno degli aspetti di scontro è stata proprio l’espansione in Italia”, continua Schena. Per lui, a questo punto, la banca avrebbe due possibilità: “un’offerta su BAMI Banco Popolare simile a quella fatta da Intesa su Ubi, oppure una più probabile acquisizione di MPS, togliendola dal controllo statale: per mettere in pratica questa operazione lo Stato dovrà però renderla appetibile, un po’ nello stile di quanto fatto con l’intervento di Intesa sulle Popolari Venete (si parla di un aumento di capitale di MPS precedente all’acquisizione da 3 miliardi di euro ed una garanzia sulle cause legali)”, specifica il direttore investimenti di Symphonia SGR. “Se BAMI non finisce nell’orbita Unicredit”, continua, “è probabile che guardi ad una aggregazione con la Popolare Emilia”.

A favore di una eventuale operazione BPMBper si è d’altronde espresso bene Carlo Cimbri, amministratore delegato del gruppo Unipol, principale azionista della Popolare Emilia (con il 20% del capitale). L’unione tra i due istituti porterebbe alla creazione del terzo gruppo bancario italiano con 300 miliardi di attivi.

D’altronde l’ormai noto ‘risiko bancario’, cominciato con l’acquisizione di Ubi da parte di Intesa Sanpaolo, ha già tirato più di una mano di dadi. Non ultima, ad esempio, la mossa di Credit Agricole Italia sul Creval. La banca francese ha infatti annunciato un’offerta pubblica di acquisto in denaro sulla tutte le azioni di Creval di 10,50 euro per azione, con un premio del 53,9% rispetto al prezzo medio ponderato degli ultimi 6 mesi. Insomma, sul tavolo dei negoziati ci sono molti accordi in vista, molti destinati a realizzarsi. Un destino che, secondo lo stesso consigliere delegato di Intesa, Carlo Messina, è obbligatorio per il futuro bancario del Paese. “Noi abbiamo già fatto e credo che ci siamo mossi al momento giusto e nel modo giusto”, ha detto durante un webinar organizzato dal Messaggero.  Ma in Italia "il settore bancario ha la necessità di concentrarsi e quindi prima devono avvenire le aggregazioni a livello domestico e poi quelle internazionali", ha spiegato l’AD. “Oggi c'è la consapevolezza che bisogna accelerare”, ha aggiunto “e credo che sia indispensabile che questo accada perché quando ci sarà un consolidamento europeo, l'Italia deve avere due o tre grandi gruppi che possano favorire il Paese nel contesto europeo”.

Banche tradizionali vs banche specializzate

La difficoltà delle banche tradizionali comunque va oltre il ROE, come spiega bene una ricerca di Excellence Consulting. Nel periodo 2017-I half 2020, il valore di mercato delle quotate è variato in relazione non solo al ROE, che misura la profittabilità (media 0,3 in Italia nel I half 2020), ma anche al livello di specializzazione, con l’indicatore P/BV (price/book value) delle Reti quotate 9,5 volte di più rispetto alle generaliste, a prescindere dal ROE. Pesa anche la maturità digitale della banca, con Fineco o Banca Generali che, malgrado dividendi non superiori ai competitor diretti, Mediolanum e Azimut, ottengono migliore valorizzazione. Il mercato finanziario italiano, in breve, attribuisce diverso valore alle banche a seconda del loro modello di business, tra generaliste (Intesa San Paolo, Unicredit, Banco Bpm, UBI Banca etc.) e specializzate (le cosiddette Reti: Mediolanum, Fineco, Banca Generali, Azimut etc.).

“Abbiamo cercato di fornire una nuova chiave di interpretazione degli effetti della crisi Covid-19 sulle banche – spiega Maurizio Primanni, CEO Excellence Consulting – cercando di uscire dalla ‘trappola del ROE’. Abbiamo evidenziato che non è solo questione di ROE. Abbiamo guardato al ritorno totale per gli azionisti delle banche quotate, il quale non dipende dal ROE, ma dai dividendi distribuiti e da come il mercato nel tempo valorizza ogni singola banca. Abbiamo scoperto che le banche specializzate godono di una migliore valorizzazione da parte del mercato, indipendentemente dai loro risultati specifici di ROE. Abbiamo inoltre verificato che le banche specializzate si sono dimostrate più resilienti rispetto agli effetti della crisi Covid-19, con in particolare alcune banche a maggiore vocazione digitale come Fineco e Banca Generali che sono riuscite a mantenere o addirittura migliorare la loro valorizzazione di mercato pur durante la fase più acuta della pandemia”, conclude Primanni.