Borse, sarà “sall in May and go away”? Ci sono più ragioni a favore del no

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Foto di Gino Crescoli, Pixabay

In Borsa ci sono tanti detti. Forse uno dei più ripetuti è sell in May and go away. Dopotutto, quest’anno, gli investitori azionari hanno già ottenuto buoni risultati: S&P 500 ha reso l’11% mentre Stoxx Europe 600 il 10%. Entrambi spinti dal fervore di una ripresa economica dovuta alla campagna vaccinale e, soprattutto, ai diversi piani di stimolo approvati in questi mesi.

È quindi arrivato il momento di vendere? Tutto dipende se il mercato abbia o meno scontato le notizie positive e, soprattutto, se i rischi che si profilano all’orizzonte hanno più o meno possibilità di diventare realtà.

Consolidamento sì, correzione forse

“La situazione è quasi perfetta e non vedo motivi per cui a maggio possa essere diverso. La compiacenza però è nemica di un buon investimento. Ci sono preoccupazioni per gli effetti delle tasse negli Stati Uniti, dell’inflazione e dell’inevitabile rallentamento dell’attuale momentum, questa situazione non può durare per sempre”, afferma Chris Iggo, CIO Core Investments di AXA Investment Managers. Tuttavia, l’esperto sostiene che “queste nuvole non sono proprio di fronte a noi in questo momento: se dovessimo descrivere il clima perfetto per il mercato azionario, quello attuale si avvicinerebbe abbastanza”.

Gli stessi dubbi vengono sollevati da Stefan Scheurer, Director Global Capital Markets & Thematic Research di Allianz Global Investors. “Gli indicatori tecnici di mercato a breve suggeriscono una situazione di ipercomprato sulle borse globali e un posizionamento bullish degli investitori. Anche le oscillazioni stagionali (sell in May) indicano un probabile aumento della volatilità nel prossimo futuro”, afferma. Tuttavia l’esperto confida che possa trattarsi solo di una pausa momentanea nel trend rialzista di lungo termine in atto.

Catalizzatori positivi

Dopotutto, ci sono ancora molti catalizzatori positivi che possono continuare a guidare il mercato azionario nel medio termine. François Rimeu, senior strategist di La Française AM, ne identifica alcuni. “Da una parte abbiamo un sostegno monetario molto solido, un sostegno fiscale molto forte (un supporto di questa portata non si era visto dal dopoguerra) e un momentum molto positivo negli utili societari”, afferma. Secondo i dati di Franklin Templeton, infatti, il 45% degli aderenti dell’indice Stoxx Europe 600 ha già presentato i risultati del primo trimestre e il 74% ha superato le aspettative. Ancora meglio è andata per S&P 500: delle 208 società che hanno già presentato i risultati, l’83% ha superato le aspettative, segnando un nuovo record.

Cosa può annullare tutti questi catalizzatori positivi? Fondamentalmente, gli esperti concordano su un fattore: l‘aumento dell’inflazione non sarà così temporaneo come si pensa e i tassi di interesse aumenteranno. “Il rischio più grande (almeno dal punto di vista della nostra strategia di investimento) sarebbe probabilmente un aumento significativo e sostenuto dei tassi di interesse, che attualmente non ci aspettiamo”, affermano Philipp Vorndran e Thomas Lehr, Capital Market Strategists di Flossbach von Storch.

Cosa dicono le statistiche

Tenuto conto dell’evoluzione dei mercati azionari (non solo finora ma negli ultimi dodici mesi) è prevedibile che prima o poi ci sarà un consolidamento che però non annullerà il trend rialzista che ancora sorregge le borse. Inoltre, sebbene si tenda a pensare che i mesi da maggio a ottobre siano negativi per i mercati, i dati mostrano che negli ultimi anni non è stato così.

Lo spiega bene James Athey, Chief Investment Officer di Aberdeen Standard Investments. “Negli ultimi vent’anni il rendimento medio dell’Eurostoxx 50 è stata negativo nei mesi di maggio, giugno, agosto e settembre. Tuttavia, se guardiamo a tempi un po’ più recenti, l’immagine cambia. Negli ultimi dieci anni solo maggio, giugno e agosto hanno registrato rendimenti medi negativi e negli ultimi cinque anni solo maggio e agosto. In effetti, negli ultimi cinque anni, luglio è il secondo mese con la redditività media più alta”, afferma l’esperto.

Fonte: Investopedia.