Ecco i supertrends alla base dell’allocazione strategica di Credit Suisse

Giuseppe Patara
GIuseppe Patara, foto ceduta (Credit Suisse)

Nella prima parte del 2021 Credit Suisse ha effettuato la revisione periodica delle allocazioni strategiche, considerando le attese di rischio-rendimento su un orizzonte di cinque anni. Dopo l’andamento straordinario (nella discesa, quanto nel recupero) del 2020, le attese di rendimento più alte restano legate al mercato azionario: oltre ad aver aumentato la quota complessiva strutturale per ogni profilo di investimento, la Banca ha anche ampliato la parte dedicata ad investimenti tematici ed orientati all’ESG.

“Abbiamo finanziato questo incremento con una riduzione dell’obbligazionario tradizionale (governativo e societario investment grade), che già più volte abbiamo ridotto negli ultimi anni. Per controbilanciare la maggiore volatilità legata ad una quota azionaria più alta, abbiamo quindi inserito nella parte degli alternativi alcune strategie che lavorano su fonti di rendimento diversificanti rispetto a quelle tradizionali, o che abbiano un profilo convesso rispetto al rischio azionario, con l’obiettivo di dare contributo positivo alla performance nelle fasi negativi dei mercati azionari”, spiega Giuseppe Patara, portfolio manager di Credit Suisse Italy.

“Più di recente, abbiamo ridotto l’esposizione alle materie prime, che hanno beneficiato in maniera massiccia della ripresa dei consumi seguita al primo trimestre 2020, e che potrebbero essere meno supportate dal riaccumulo di scorte e dall’allentarsi dei colli di bottiglia produttivi che abbiamo visto negli ultimi 12 mesi in diversi settori”.

Investimenti tematici e ESG

Per gli investimenti tematici la Banca ha avuto un approccio decisamente distintivo: cinque anni fa abbiamo individuato alcuni supertrends, temi d’investimento che per effetto dei cambiamenti tecnologici e demografici in atto dovrebbero portare nel lungo periodo a risultati superiori alla media di mercato. “Questo ci ha permesso di essere posizionati in anticipo su temi che poi l’attualità e la crisi Covid non hanno fatto altro che accelerare nel loro sviluppo. Mi riferisco ad esempio alla digitalizzazione del settore sanità e dei servizi medici. Più di recente, ci siamo concentrati sul tema dello sviluppo infrastrutturale, e degli investimenti legati alla mitigazione del cambiamento climatico”, spiega il manager.

In passato, l’investimento tematico era considerato principalmente legato a settori legati alla tecnologia, e da questo dipendeva l’andamento relativo al resto del mercato. Oggi pensiamo che la tecnologia sia una parte di questo tipo di investimenti, ma ci siano enormi possibilità su altri settori che stanno affrontando cambiamenti strutturali.

Con riferimento ai parametri ESG degli strumenti in cui investiamo, per Credit Suisse la scelta è stata quella di individuare dei criteri di classificazione proprietari utilizzando una struttura interna di analisi. “Preferiamo infatti non affidarci a classificazione di terzi o delle varie sigle utilizzate sempre più di frequente nel lancio di nuovi prodotti (ESG, SRI, Sustainable, etc). La nostra analisi ai fini ESG parte dal punto di vista quantitativo, escludendo dall’universo investibile tutti gli strumenti che hanno posizioni su singole società attive in settori controversi e/o che violano trattati internazionali o con criticità evidenti nel loro modello di business”, spiega Patara.

“Il passaggio successivo è invece più qualitativo: puntiamo a verificare l’integrazione dei criteri ESG nel processo di investimento. Questo ci permette di indirizzare la selezione verso quei fondi che effettivamente hanno un processo che porti a prediligere investimenti in società con metriche ESG superiori alla media di settore, e ancor di più a quelli che in ottica tematica costruiscano idee di investimenti centrate sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS/SDG). Gli esiti di questa analisi su fondi attivi e passivi sono talvolta piuttosto contraddittori: sono stati esclusi fondi classificati dai rispettivi asset manager come ESG (ad esempio per una quota residuale di esposizione dei ricavi di singole posizioni in portafoglio a settori controversi), mente sono stati classificati come pienamente investibili fondi privi di una specifica “etichetta” ESG, ma con linee guida o processi di investimento che ne integravano i criteri”, conclude l’esperto.