Il Termometro di Portafoglio di Lyxor ETF

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Investire in maniera responsabile e consapevole è diventato il mantra del risparmio gestito; è tuttavia fondamentale una conoscenza adeguata degli strumenti nei quali si decide di investire. Per questo motivo Lyxor ETF, con il supporto di Trucost, società specializzata nell’analisi di dati climatici, ha elaborato uno strumento per misurare le temperature di 107 ETF e valutare il loro impatto sul riscaldamento globale e, di conseguenza, il loro allineamento agli obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi: il Termometro di Portafoglio (clicca qui per provare lo strumento) (1)

Molte utility europee sono già allineate all’obiettivo di 1,5°C

I settori corrispondenti a servizi di pubblica utilità, come elettricità, gas naturale e acqua, vengono solitamente esclusi dai principali indici ESG a causa della loro elevata impronta di carbonio. Eppure, nel termometro di portafoglio di Lyxor il settore europeo delle utility (rappresentato dall’indice STOXX Europe 600 Utilities) risulta allineato all’obiettivo di 1,5°C, con il 65% delle masse in gestione addirittura al di sotto di tale soglia. Persino l’indice MSCI World Utilities, composto per oltre il 50% di aziende statunitensi, ha una temperatura implicita di 1,8°C, ossia inferiore allo scenario centrale dei 2°C dell’Accordo di Parigi. Perché?

Le utility sono allineate perché rappresentano un settore “sotto budget”. La metodologia di Lyxor assegna un budget di carbonio alle utility utilizzando l’approccio di decarbonizzazione settoriale (Sectoral Decarbonisation Approach, SDA). L’SDA considera le opportunità di decarbonizzazione di un determinato settore e, benché alle società dei servizi di pubblica utilità vengano assegnati budget di emissioni elevati vista la loro elevata intensità di carbonio, questi budget continuano a diminuire anno dopo anno.

Di fatto, molte società di utility sono allineate perché il settore è avanti rispetto ad altri in termini di transizione verso un’economia a bassa intensità di carbonio. Benché sia necessario fare molto di più per decarbonizzare il settore, negli ultimi dieci anni sono stati lanciati numerosi progetti di riduzione delle emissioni. Diverse utility, inoltre, si sono fortemente impegnate ad allinearsi a uno scenario molto inferiore ai 2°C nell’ambito dell’iniziativa “Science Based Target” (obiettivi basati sulla scienza).

La maggioranza degli indici supera i 3°C

Chi conosce abbastanza bene il settore finanziario non sarà particolarmente sorpreso. In ogni caso, vale la pena sottolineare che quasi tutti gli indici sono allineati allo scenario di temperatura “attualmente normale”, superiore ai 3°C. Una delle opzioni per ridurre l’impatto sulla temperatura di una componente core del portafoglio, quale l’S&P 500, sarebbe quella di considerare la variante del benchmark S&P Paris-Aligned, come il Lyxor S&P 500 Paris-Aligned Climate (EU PAB) (DR) ETF che è compatibile con lo scenario di riscaldamento di 1,5°C, il più ambizioso tra quelli fissati dall’Accordo di Parigi del 2015.

Paris-Aligned non sempre equivale a ESG

Può capitare che un ETF ESG presenti una temperatura elevata o sia “più caldo” dell’indice originario o di un ETF non ESG confrontabile. Come mai? Consideriamo l’esempio del DAX 30: questo indice riflette una parte dell’economia tedesca ad alta intensità di carbonio, in virtù dell’ampia quota di carbone nel settore elettrico locale e dell’elevata ponderazione delle aziende elettriche all’interno dell’indice. Tuttavia, il termometro di portafoglio mostra che il DAX 30 è compatibile con lo scenario 1,5°, mentre il benchmark DAX 50 ESG è sopra i 3°C.

Il motivo è che un indice può avere un’impronta di carbonio molto elevata oggi ma essere comunque allineato all’Accordo di Parigi. La temperatura rilevata riflette il fatto che l’indice ha intrapreso un percorso allineato all’Accordo di Parigi e non riguarda la sua intensità di carbonio attuale. Nel nostro esempio, il DAX 30 contiene diverse aziende energetiche di grandi dimensioni, note per l’elevata quota di carbone del loro mix energetico e, dunque, responsabili di volumi di emissioni estremamente elevati: per questo, solitamente vengono escluse dagli indici ESG. Tuttavia, poiché si sono impegnate fermamente a ridurre le proprie emissioni, in misura superiore a quella richiesta dalla traiettoria SDA di decarbonizzazione, sono allineate allo scenario 1,5°.

I punteggi ESG valutano gli emittenti in base a parametri ambientali, sociali e di governance, mentre le temperature considerano esclusivamente l’allineamento rispetto agli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Un’azienda ad alta intensità di carbonio può presentare un rating elevato per quanto riguarda i temi sociali e di governance e in tal modo compensare un punteggio basso sul fronte ambientale, arrivando ad ottenere un punteggio ESG elevato. Se la metodologia di un indice ESG sovrappesa gli emittenti con punteggi ESG elevati e se questi ultimi sono inoltre disallineati rispetto agli obiettivi dell’Accordo di Parigi, la temperatura di tali aziende può risultare elevata o superiore a quella dell’indice originario.

I tuoi ETF sono pronti per la sfida del riscaldamento globale? Scopri il Termometro di Portafoglio di Lyxor >

Per scoprire come gli indici Paris-Aligned contribuiscono a decarbonizzare gli investimenti iscriviti al webinar organizzato Lyxor ETF martedì 2 marzo ore 11:00.


(1) I modelli di analisi sono in continua evoluzione, le informazioni riportate sono aggiornate alla data in cui si consulta questa pagina web.