Inflazione, recessione e i cali del mercato non intaccano la visione positiva degli investitori individuali

Business, grafici, finanza
Helloquence, Unsplash

Ancora positivi guardando alle proprie finanze. È quanto emerge da un sondaggio condotto a marzo 2023 da Natixis IM su un campione di 8.550 investitori individuali con patrimonio investibile superiore a 100 mila dollari. E verrebbe da dire: positivi nonostante tutto. Nonostante un'inflazione ostinata, la recessione incombente e i cali del mercato azionario dello scorso anno. L'indagine ha rilevato che oltre due terzi degli intervistati (69%) hanno una visione positiva dello stato della propria situazione finanziaria, mentre solo il 22% si sente stressato.

Tutti i cambiamenti degli ultimi anni potrebbero far emergere significative lacune nella conoscenza degli investimenti e nei portafogli di investimento, dato che per il 2023 gli investitori individuali si aspettano ancora di ottenere ritorni dell'8,6% oltre l'inflazione.

Secondo quanto si apprende dal sondaggio, gli investitori a livello globale sono pienamente consapevoli del cambiamento del contesto economico e, pur essendo in gran parte fiduciosi nel lungo termine, temono i rischi associati: due terzi (62%) degli investitori affermano che l'aumento dei costi quotidiani è la loro principale paura finanziaria.

Il 44% ha inoltre dichiarato di essere molto preoccupato per l’impatto sulle proprie finanze di una spesa ingente e inattesa, mentre il 36% afferma che uno dei maggiori timori è l'aumento delle tasse. Meno preoccupazione suscitano invece i costi dell'assistenza sanitaria (28%) o la perdita del lavoro (24%), nonostante i timori di recessione.

Più aiuto per rafforzare i portafogli   

Più della metà degli investitori (58%) ha dichiarato che l'inflazione è la principale preoccupazione per gli investimenti e due terzi (66%) affermano che il carovita sta incidendo significativamente sulla capacità di risparmiare per la pensione. Il 60% ritiene di dover investire di più per compensare l'inflazione e il 76% afferma che l'aumento dei costi ha evidenziato la necessità di risparmiare di più, ma solo il 32% lo sta effettivamente facendo. Dopo l'inflazione, il 38% ritiene che una recessione sia il rischio maggiore per il proprio portafoglio. Segue il 37% che individua la volatilità del mercato e il 28% che vede l'aumento dei tassi di interesse come le maggiori minacce per i propri investimenti.

In risposta al nuovo contesto, il 47% afferma di avere più fiducia nella sovraperformance delle obbligazioni nel 2023 rispetto alle azioni e il 46% ha aumentato i propri investimenti obbligazionari in risposta all'aumento dei tassi. Tuttavia, mentre quasi sei su dieci (59%) affermano di comprendere il ruolo delle obbligazioni nei portafogli e l'impatto dell'aumento dei tassi sulle obbligazioni (57%), quando è stato chiesto loro cosa succede alle obbligazioni in un contesto di aumento dei tassi, solo il 2% (171 su 8.550) degli investitori ha saputo fornire le risposte corrette, il 27% ha selezionato una sola risposta corretta e il 30% ha dichiarato di non saperlo.

Alla ricerca di consulenza

Un altro dato che emerge è significativo. Nel corso dell'ultimo decennio, gli investitori avevano generalmente assistito a una costante traiettoria al rialzo dei mercati, grazie ai bassi tassi e alle elevate correlazioni, che hanno reso interessanti i fondi indicizzati con bassi costi. Gli investimenti passivi e i portafogli "fai-da-te” hanno dato buoni risultati, ma oggi gli investitori si trovano, come si diceva prima, ad affrontare un contesto più complicato, in cui i portafogli devono essere ricalibrati al nuovo contesto di mercato. Solo circa sei investitori su dieci (63%) riconoscono che i fondi indicizzati forniscono ritorni paragonabili a quelli del mercato, mentre il 66% ritiene che i fondi indicizzati li aiutino a minimizzare le perdite e il 61% ritiene che tali strumenti siano meno rischiosi rispetto ad altri investimenti.

Il 26%, inoltre, definisce il rischio come esposizione del proprio patrimonio alla volatilità e il 23% come perdita di ricchezza. Per quanto valido, sembra che gli investitori abbiano perso di vista il quadro generale, dato che solo l'11% definisce il rischio in termini di mancato raggiungimento degli obiettivi finanziari a lungo termine. I consulenti finanziari, invece, hanno il doppio delle probabilità di definire il rischio in termini di mancato raggiungimento degli obiettivi finanziari (24%), il che dimostra i vantaggi di rivolgersi a un professionista finanziario, più propenso a concentrarsi sul lungo termine. La recente inflazione ha evidenziato l'importanza della consulenza finanziaria per il 68% degli intervistati, ma solo il 51% ritiene di aver bisogno di una consulenza professionale per gli investimenti.

"Credo si debbano rivalutare i portafogli ponendo al centro delle decisioni gli obiettivi finanziari a lungo termine aumentando la componente attiva nelle scelte di investimento. Sebbene vi sia sempre un posto per i prodotti passivi nel mix di investimenti, gli investitori dovrebbero riconsiderare le proprie ipotesi circa gli investimenti passivi prima di essere messi alla prova da un mercato più volatile con una maggiore dispersione dei rendimenti e che possa tradire nella valutazione ex post rispetto ai risultati effettivi di un portafoglio ben diversificato", ammette Marco Barindelli, responsabile per l’Italia di Natixis IM.