Investimenti sostenibili, il 77% dei risparmiatori li conosce (e il 18% investe SRI)

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Annie Nyle, Unsplash

Nel 2020 è aumentata la quota di risparmiatori che conoscono o hanno almeno sentito parlare di investimenti sostenibili. Secondo un’indagine realizzata dal Forum per la Finanza Sostenibile in collaborazione con BVA Doxa sono il 77%: 20 punti in più rispetto al 2019. Un dato che, insieme al crescente appetito degli investitori per alcuni settori come il farmaceutico, il digitale e l’energia, contribuisce a definire un “movimento” nelle scelte e negli interessi dei risparmiatori, veicolato, in gran parte, dal cambiamento innescato dalla crisi pandemica. Il quadro dei nuovi orientamenti dei risparmiatori è stato presentato in occasione del convegno di apertura della Settimana SRI e l’indagine ha coinvolto oltre mille investitori over 25 che, nell’ultimo anno, hanno investito almeno mille euro. "I risultati della ricerca presentata in apertura della Settimana SRI delineano un quadro molto positivo del mercato retail, che ci fa guardare al futuro con grande ottimismo e conferma l'importanza del lavoro di sensibilizzazione ed educazione finanziaria svolto in questi 20 anni di attività dal Forum per la Finanza Sostenibile", ha dichiarato il presidente del Forum, Gian Franco Giannini Guazzugli.

Investimenti sostenibili sulla cresta dell'onda

Secondo quanto emerge dalla lettura dei datim non soltanto la conoscenza dei fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) è entrata a far parte del “bagaglio di cultura finanziaria” di una grossa quota della popolazione intervistata, ma il 18% ha già sottoscritto prodotti socialmente responsabili (SRI). Di questi, il 35% ha incrementato la quota di investimenti sostenibili a seguito della pandemia e il 57% pensa di farlo in futuro. In ogni caso la sostenibilità riveste una certa importanza (molto o abbastanza) per l’82% degli intervistati, tematiche ambientali in testa (la governance resta ancora indietro nella percezione dei risparmiatori). Emerge intanto una maggiore divulgazione sui temi sostenibili da parte di banche e consulenti (il 46% dei risparmiatori dichiara di avere ricevuto più informazioni rispetto al passato) e un aumento della percezione delle competenze nei professionisti del settore finanziario.

Sul fronte del ruolo della sostenibilità in finanza e nell’economia, il 44% degli intervistati ritiene che integrare (maggiormente) la sostenibilità tra i criteri che guidano le scelte strategiche delle aziende possa contribuire a una ripresa più rapida. Mentre, per il 60% la situazione legata al COVID-19 sta cambiando l’atteggiamento sulla sostenibilità di cittadini, imprese e istituzioni: per il 48% l’attenzione aumenterà, mentre per il 12% questa diminuirà. La ricerca, dunque, “conferma il crescente interesse dei risparmiatori verso la sostenibilità e gli investimenti per la transizione”, ha commentato Francesco Bicciato, segretario generale del Forum. Bicciato ricorda come l’organizzazione celebri, quest’anno, vent’anni di attività, e i risultati dell’indagine dimostrino “l’importanza del lavoro svolto finora e ci incoraggiano a proseguire su questa strada, cercando sempre di anticipare gli scenari di un settore in rapida evoluzione”,

Cambiano le abitudini di investimento

Altri dati emersi nell’intervista riguardano anche il cambiamento del panorama economico e sociale, come conseguenza della pandemia. Nel biennio 2020-2021 oltre a un aumento della popolazione che vive in povertà assoluta (l’Istat indica un 9,4% contro il 7,7% del 2019), è cresciuto anche l’ammontare di risparmi e investimenti (il 27% degli intervistati). In questo scenario il Forum sottolinea come, nello stesso periodo, quasi la metà dei risparmiatori abbia modificato le proprie abitudini finanziarie con maggiori accantonamenti per il futuro (40% degli intervistati), un aumentato interesse per le informazioni finanziarie (28%) e la definizione del profilo di rischio e dell’orizzonte temporale degli investimenti (23%).

Resta la predilezione per gli investimenti a basso rischio (il 66%), mentre cresce la consapevolezza e il controllo sui propri investimenti e, parallelamente, la necessità di affidarsi a consulenti esperti (dichiarano di farlo sette intervistati su dieci; quasi nove su dieci se si considerano i soli sottoscrittori di prodotti SRI). La metà degli intervistati, inoltre, ritiene che la pandemia abbia reso finanziariamente più attrattivi alcuni settori, quali farmaceutico (citato dal 65%), sanitario (63%), tecnologico o digitale (56%) e, in misura minore, energetico (35%) e mobilità elettrica (28%). Aumenta infine l’accesso agli investimenti e alla gestione dei risparmi tramite piattaforme e canali digitali, confermato dal 43% degli intervistati. Tuttavia, il digitale non ha sostituito i riferimenti fisici tradizionali, che rimangono predominanti soprattutto per la sottoscrizione di nuovi prodotti.