Jackson (Invesco): "Nel breve periodo ci allontaniamo dalle strategie a prevalenza azionaria"

Paul Jackson, Invesco
Paul Jackson. Foto ceduta (Invesco)

Il nemico numero uno dei mercati, e degli investitori, è la recessione. Non ha dubbi Paul Jackson, Global head of Asset Allocation Research di Invesco che individua tre motivi scatenanti. "In primo luogo, la continua riduzione dei redditi delle famiglie a causa dell'elevata inflazione; in secondo luogo, errori di politica monetaria da parte delle Banche Centrali, con tassi di interesse che aumentano troppo rapidamente in un momento in cui la domanda si sta già indebolendo e, in terzo luogo, un taglio brusco e prolungato del flusso di energia dalla Russia all'Europa che potrebbe spingere l'economia europea in una profonda recessione". Come conseguenza generale, la recessione porterebbe con sé un ulteriore calo dei rendimenti obbligazionari e a un maggiore ribasso delle azioni.

Cina, secondo atto

Eppure qualcosa si muove e in positivo. È l'economia del Dragone che dopo i prolungati lockdown e le stime negative sulla crescita cerca di risvegliarsi dal torpore. "I dati recenti evidenziano già una ripresa dell'economia rispetto a un inizio d'anno debole, con una crescita del credito e della massa monetaria in miglioramento, insieme ai PMI e agli indicatori di attività reale, come la produzione industriale e le vendite al dettaglio" spiega l'esperto di Invesco. Infine, "c'è un'ampia spinta fiscale che deve ancora essere realmente applicata all'economia e che, secondo me, darà un impulso alla crescita nella seconda metà dell'anno". Pertanto Jackson vede le prospettive di crescita della Cina in miglioramento, mentre quelle delle economie sviluppate in fase di affievolimento.

Un modello di asset allocation

Quando si tratta di asset allocation è necessario un distinguo. L'investitore deve infatti chiarire il suo orizzonte temporale. Secondo Jackson se si guarda ai prossimi dieci anni (o più) "asset class come l’azionario e il real estate offrono rendimenti più elevati rispetto all’obbligazionario". Viceversa se si accorcia l'orizzonte l'esperto di Invesco nel suo Model Asset Allocation privilegia i titoli di Stato rispetto alle azioni. "Poiché i rendimenti obbligazionari hanno raggiunto il massimo per questo ciclo, a mio avviso, i mercati azionari potrebbero ora passare dalla leadership del fattore value alla sovraperformance della crescita (forse con un'enfasi sulla crescita difensiva").

Alla luce di queste analisi va comunque ricordato che le asset class hanno aumentano la loro correlazione e questo rende sempre più difficile attuare una diversificazione efficace. "Quest’anno la liquidità ha svolto un importante ruolo nella diversificazione e credo che continuerà a farlo. Non mi sembra che un approccio rigoroso 60/40 sia mai stato appropriato per un determinato investitore, soprattutto durante il periodo di rendimenti obbligazionari estremamente bassi (anche se l'idea della diversificazione è valida)".

Tendenze passive

Infine, andando a dare uno sguardo agli strumenti passivi si noterà che, secondo i dati, questi veicoli di investimento continuano a guadagnare quote di mercato. A questo proposito, "negli ultimi anni si è registrata una chiara tendenza verso le strategie con un approccio ESG, con i dati di Bloomberg che indicano che oltre il 50% dei flussi in entrata negli ETF EMEA del 2021 è stato destinato a tali prodotti" commenta Jackson. Un'altra tendenza da registrare è quella di una crescita dei flussi indirizzata verso ETF a reddito fisso. "Si tratta in parte di un fenomeno strutturale, in quanto il settore degli ETF è stato tradizionalmente dominato dai prodotti azionari e le strategie a reddito fisso stanno recuperando. Tuttavia, ritengo che vi sia anche un elemento ciclico: quest'anno gli asset a reddito fisso sono più popolari per via della combinazione di rendimenti obbligazionari più elevati e timori di recessione" conclude l'esperto.