Lyxor: anche il 2021 sarà un anno atipico per i gestori attivi

Jean Baptiste Berthon Notizia
Jean Baptiste Berthon, Senior Cross-Asset Strategist, Lyxor AM (immagine concessa)

Il 2020 è stato un anno straordinario. Per l’emergenza del Covid-19. Ma anche per le performance. Con l’inizio del nuovo anno i gestori si trovano di fronte ad uno scenario altrettanto sfidante. “Le condizioni dei mercati rimarranno atipiche”, avverte Jean-Baptiste Berthon, senior Cross-Asset strategist di Lyxor Asset Management. “Nel 2021 i fondamentali macroeconomici si normalizzeranno, ma la sequenza delle riprese regionali e settoriali, la navigazione tra asset cari e affollati, con poche coperture di portafoglio affidabili e incertezze persistenti, non faciliteranno il lavoro dei gestori attivi”, avverte Berthon a margine della presentazione dell’ultima edizione di ‘Active-Passive Navigator’, un’analisi realizzata da Lyxor ETF della performance di 13.000 fondi attivi domiciliati in Europa (che rappresentano 2,3 trilioni di Euro di masse), rispetto ai loro indici di riferimento. Secondo l’esperto, la dispersione degli asset e l’emergere di temi d’investimento più diversificati dovrebbero sostenere l’alpha proveniente da una selezione bottom-up, ma la generazione di rendimento proveniente dal market-timing sarà più difficile da gestire e cruciale.

2020 eccezionale per l’azionario

Tema chiave ereditato dai trascorsi 12 mesi è la dispersione sull’azionario, che i gestori attivi hanno sfruttato per generare alpha, ottenendo sovraperformance. “Le risposte disomogenee da parte dei Governi alla pandemia hanno portato a una maggiore dispersione dei prezzi tra Paesi, settori e fattori, uno scenario che a sua volta ha creato opportunità, con il 66% dei gestori azionari europei large cap che ha battuto il proprio benchmark. In particolare, il 2020 è stato un anno significativo per le gestioni azionarie small cap, che hanno fortemente beneficiato di una maggiore dispersione e di un aumento dei livelli di volatilità: l’80% dei gestori di questa categoria ha sovraperformato in Europa, mentre l’85% nel Regno Unito, posizionandosi adeguatamente per un accordo dell’ultimo minuto sulla Brexit”, spiegano da Lyxor AM.

Più difficoltà sull’obbligazionario

Più contrastante sono state, invece, le performance dei gestori obbligazionari, molti dei quali hanno faticato a tenere il passo con l’impressionante rally provocato dalle Banche centrali e con l’incessante compressione degli spread creditizi. Tuttavia, non sono mancati anche dei risultati positivi. “I gestori del debito dei mercati emergenti si sono distinti, con il 69% dei fondi che ha sovraperformato il benchmark. Hanno aumentato costantemente il rischio dopo il primo trimestre e si sono spostati verso una qualità inferiore delle obbligazioni, arbitrando le tendenze divergenti dell’inflazione e degli stimoli nei mercati emergenti”. Anche i gestori del reddito fisso US Aggregate e Global Aggregate hanno registrato buoni risultati (rispettivamente 54% e 52%): “Hanno approfittato dell’evoluzione delle curve dei tassi e dell’aumento dell’inflazione statunitense, trovando anche alpha nelle emissioni cartolarizzate, quasi-sovrane e locali. Al contrario, gli investitori si sono trovati meglio con i prodotti passivi nei mercati obbligazionari High Yield, poiché solo il 29% dei gestori attivi di fondi ad alto rendimento negli Stati Uniti ha sovraperformato il benchmark, ostacolati dall’aggressivo restringimento degli spread che ha ridotto la dispersione e da un’eccessiva prudenza”, analizza il report.

Vincono gli ESG

I prodotti ESG sono l’astro nascente degli ultimi anni, premiati dall’interesse di un numero sempre maggiore di investitori. Nel 2020 si sono distinti non soltanto per i flussi in entrata, ma anche per le performance. In tutte le asset class coperte dall’analisi, i fondi ESG hanno sovraperformato i loro pari, con un rendimento medio dell’1,4% superiore rispetto alla media dei loro equivalenti. “Sono tre i principali fattori che hanno favorito questa tendenza: 1) l’overweight di questa tipologia di prodotti al settore tecnologico, che è stato tra i top performer lo scorso anno; 2) il sottopeso al petrolio e gas. I fondi ESG limitano o escludono la presenza in portafoglio di titoli legati a queste due materie prime, in forte difficoltà nel 2020; 3) i titoli con punteggi ESG elevati dimostrano un’elevata correlazione con lo stile quality, titoli che ad esempio sono associati ad una minor volatilità degli utili o ad una minore dipendenza dalla leva finanziaria”, argomenta Vincent Denoiseux, head of ETF Research and Solutions.

Infine nel 2020 i rendimenti dei gestori attivi hanno superato quelli del 2019 nell’85% di tutte asset class. “La generazione di alpha uniforme nel lungo periodo rimane, tuttavia, più complessa. Solo il 12% dei gestori azionari globali ha sovraperformato i propri benchmark sia nel 2019 che nel 2020, mentre solo il 9% dei fondi azionari globali large cap ha sovraperformato su un orizzonte di dieci anni, dimostrando che l’impressionante rally verificatosi sui mercati azionari globali nel corso dell’ultimo decennio è stato difficile da sfruttare per la maggior parte dei gestori”, evidenzia lo studio. “Tenuto conto della difficoltà nel generare alpha nel lungo termine, gli investitori che scelgono la gestione attiva devono essere agili e reattivi nella gestione dei loro portafogli, scegliendo gestori attivi in grado di cogliere rapidamente l’evoluzione dei mercati. Per gli investitori meno tattici e che guardano ad un’allocazione di portafoglio a lungo termine, gli ETF rappresentano una scelta solida e valida“, conclude Denoiseux.