Mercati finanziari, ecco perché non si tratta di una nuova crisi come quella del 2008

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Charles Forerunner, (Unsplash)

La domanda che in molti si pongono è se il mercato sia di fronte a una nuova crisi finanziaria. Lo stress del settore è emerso e ha in qualche modo oscurato i dati economici positivi. Questo, secondo Gerwin Bell, Lead economist per l’Asia del team Global Macroeconomic Research di PGIM Fixed Income, dimostra due cose: per prima cosa che gli aggressivi aumenti dei tassi dello scorso anno hanno creato conseguenze indesiderate; e poi che il settore finanziario rappresenta un importante veicolo per le recessioni.

Nel 2017 dall'allora presidente della Fed e ora segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Yellen, aveva detto: "Non assisteremo a un'altra crisi bancaria nel corso della nostra vita". Secondo l'esperto però il recente episodio di stress bancario dei mercati sviluppati appare in qualche modo simile a quello che ha preceduto la crisi finanziaria globale del 2008, con un’importante differenza: questa volta la fonte principale di vulnerabilità è scaturita da misure volte a rendere le banche più sicure.

"A differenza del 2008, la causa scatenante non sono stati i prodotti finanziari esotici, ma gli asset più sicuri che esistano, i Treasury statunitensi e gli agency bond, proprio gli asset che le banche erano state incoraggiate a detenere con le normative post-2008. Naturalmente, il valore di queste obbligazioni, molte delle quali acquistate durante il periodo di tassi d’interesse ai minimi, è crollato con i loro rialzi", spiega Bell. A detta dell'esperto risulta difficile capire come, nonostante le banche centrali avessero preannunciato rialzi dei tassi storicamente ampi e rapidi, "i dirigenti e i supervisori di queste banche fallite (e probabilmente anche di altre) abbiano apparentemente ignorato questa matematica obbligazionaria di base e le implicazioni negative per le valutazioni degli asset e le riserve di capitale".

Guardando agli Stati Uniti, dove si era compreso come le banche di importanza non sistemica sarebbero state lasciate fallire (come contropartita per una regolamentazione meno invasiva) e i loro depositi non assicurati sarebbero stati liquidati in amministrazione controllata, è stata dichiarata una "esenzione dal rischio sistemico" per le banche più piccole e tutti i depositi sono stati garantiti retroattivamente. "In Svizzera, le regole di prelazione dei creditori sono state messe da parte e alcuni titoli azionari sono stati rimborsati, mentre le obbligazioni AT1 junior non lo sono state", dice.

Quindi, a detta del professionista, anziché infondere fiducia, queste misure hanno innescato ulteriore incertezza. "I governi e le autorità di regolamentazione hanno cercato di rispondere a queste preoccupazioni sottolineando ripetutamente la sicurezza delle banche. Inoltre, i responsabili delle politiche monetarie hanno insistito sulla possibilità di continuare ad aumentare i tassi per combattere l'inflazione, poiché dispongono di ulteriori strumenti per salvaguardare la stabilità finanziaria", commenta l'esperto.

Non si tratta di un "nuovo 2008"

Al netto di tutto questo, l'esperto non ritiene si tratti di un nuovo 2008. "È improbabile che le banche siano l'epicentro di una nuova crisi, dati i livelli generalmente elevati di capitalizzazione e le misure di sicurezza ufficiali", dice. In ogni caso, i problemi e le preoccupazione per i mercati finanziari non mancano. "Abbiamo già assistito all'implosione di gran parte dell'ecosistema delle criptovalute e al crollo delle valutazioni del settore tecnologico quando l'aumento dei tassi di interesse ha messo in discussione i loro fondamentali", dice il professionista di PGIM. Inoltre, circolano preoccupazioni per gli immobili commerciali (che oltre all'aumento dei tassi d'interesse sono colpiti dal potenziale passaggio al lavoro e alla vendita al dettaglio da remoto).

Se gli Stati Uniti e l'Europa al momento non sembrano essere scevri di complessità, l'Asia potrebbe apparire come un porto sicuro in caso di tempesta. "Questa prospettiva è in parte fondata, poiché la crisi finanziaria asiatica della fine degli anni '90 sembra aver dato vita a sistemi più resilienti rispetto alla crisi del 2008 nei Paesi occidentali", sottolinea Bell. Eppure, anche i sistemi finanziari dei Paesi nord-asiatici in surplus hanno investito pesantemente in obbligazioni quando i rendimenti erano bassi e stanno registrando perdite mark-to-market simili. "Di conseguenza, una grave perturbazione finanziaria negli Stati Uniti e in Europa - pur non essendo il nostro scenario di base - si riverserebbe sull'Asia", ammette.

In conclusione, secondo lo scenario delineato, è poco probabile che le turbolenze finanziarie siano finite. "In definitiva, i rialzi aggressivi delle politiche monetarie dovranno probabilmente essere allentati, anche a costo di accettare un esito dell’inflazione di medio termine più elevato. Un mondo di shock finanziari continui e di stretta creditizia sarebbe un'alternativa ancora meno appetibile", chiosa l'esperto.