Infrastrutture, l’ascesa di un’asset class

Gwenola Chambon notizia
Gwenola Chambon (immagine ceduta)

Contributo a cura di Gwenola Chambon, chief executive of Vauban Infrastructure Partners, affiliata di Natixis IM. Contenuto sponsorizzato.

I bassi tassi di interesse hanno spinto gli investitori istituzionali a ricercare fonti di rendimento alternative e le infrastrutture rispondono perfettamente a tali esigenze; ne è una prova, il fatto che quest’asset class nell’ultimo decennio si sia quadruplicata. La pandemia da Covid-19 ha inoltre rafforzato l’interesse verso le infrastrutture, per una dimostrata resilienza nel corso del 2020, che ha spianato il terreno a un’ulteriore crescita nei prossimi anni.

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Le infrastrutture iniziano a trovare spazio nei portafogli dei fondi pensione, delle assicurazioni, compagnie di assicurazione, gestioni patrimoniali e family office. Il pool di investitori è diventato più diversificato e sofisticato, con un numero crescente di investitori che cercano opportunità di co-investimento diretto e diventando più selettivi nelle loro scelte. Anche il numero di gestori di asset infrastrutturali è aumentato drasticamente, tuttavia c’è una notevole concentrazione in sempre meno mani.

Bisogna considerare che le infrastrutture differiscono dal private equity in termini di approccio all’investimento e attività sottostanti. Quando si investe in infrastrutture di base, gli investitori cercano flussi di cassa prevedibili, a lungo termine, che forniscono rendimenti stabili. Le attività infrastrutturali mostrano resilienza dovute a quasi-monopoli, attività regolamentate e flussi di cassa contrattati a lungo termine. Tuttavia infrastrutture e private equity condividono diverse caratteristiche chiave: buona capacità di origination; necessità di una buona strutturazione; focus sulla creazione di valore.

L’evoluzione delle strategie con infrastrutture

Nell’ultimo periodo abbiamo notato una evoluzione delle strategie con infrastrutture, attraverso una maggiore segmentazione e specializzazione dei gestori, riuscendo così a rispondere alla distribuzione del potenziale di mercato e all’interesse degli investitori per la diversificazione. Per esempio strategie Core, Core+ e Value-add sono emerse in tandem con strategie globali con focus specifici settoriali o geografici. Fondi Godzilla da 20 miliardi di dollari affiancano strategie di nicchia che gestiscono 300 milioni di euro o meno e sono stati creati anche fondi di fondi per opportunità secondarie.

I nuovi settori infrastrutturali emergono progressivamente in parallelo con l’evoluzione delle esigenze della società. Un esempio sono le infrastrutture digitali, inesistenti sino a 15 anni fa, ed oggi rappresentano un settore di rilievo. Queste, infatti, sono diventate essenziali per lo sviluppo delle comunità e oltre a resistere dignitosamente alle crisi, rivelano forti opportunità di crescita.

La crescente sofisticazione degli investitori sta costringendo i gestori patrimoniali ad evolversi, a diventare più efficienti e a distinguersi dalla folla, massimizzando il loro alfa. In breve, devono acquisire bene, creare valore e far crescere il business nel lungo termine. Gli investitori richiedono standard più elevati in termini di frequenza dei rapporti, livello di dati richiesti, performance ESG e impronte di carbonio, prediligono un impiego rapido ed efficiente di fondi, migliori livelli di rendimento e gestione del rischio.

Alcuni investitori stanno anche iniziando a investire direttamente, creando i propri team di infrastrutture. Questa è un’opportunità per noi, in qualità di gestori patrimoniali, per dimostrare che possiamo ancora creare valore attraverso opportunità di investimento complementari, strutturazione di fondi e competenze di asset management specializzate. In scenari di flessione, è bene ricordare agli investitori che le infrastrutture rendono bene quando sono gestite da specialisti del settore, in quanto richiedono competenze adeguate, capacità di due diligence, strutturazione e gestione attiva degli asset in grado di superare i venti contrari.

I principali trend

Stiamo assistendo a tre tendenze principali: transizione ambientale, transizione tecnologica e transizione sociale. In termini di transizione ambientale, con l’aumento delle preoccupazioni climatiche e la crescente consapevolezza della biodiversità e della qualità dell’aria, le aspettative degli investitori sono cambiate significativamente. Per la prima volta, il Global Risk Report 2020 del World Economic Forum ha dichiarato che i primi cinque rischi globali sono tutti legati all’ambiente. La gente ora si aspetta politiche pubbliche più ecologiche, un mix energetico che promuova l’uso di energie rinnovabili, e l’efficienza energetica, riflettendosi nelle infrastrutture.

Per quanto riguarda la transizione tecnologica, l’industria è chiaramente influenzata dai dati, AI e IoT, insieme all’emergere di nuovi modelli di business, che sono incentrati sulle piattaforme. E per quanto riguarda la transizione sociale, ci sarà un’ulteriore concentrazione della popolazione mondiale nelle città entro il 2050. Ci sarà un aumento dell’ineguaglianza con il declino della classe media. Inoltre, la popolazione sta invecchiando, mentre i giovani sono sempre più iperconnessi. Questi tre fattori saranno probabilmente accelerati dall’attuale pandemia, che servirà da catalizzatore per nuovi modelli di business.

Le infrastrutture sono fondamentali per il tessuto delle comunità, fornendo servizi vitali come l’acqua pulita, il trasporto sicuro ed efficiente trasporto, comunicazione, istruzione, salute e servizi che sono alla base dello sviluppo economico. Oltre alla loro capacità di generare flussi di cassa, l’investimento in infrastrutture ci fornisce un’opportunità unica di avere un impatto positivo sull’ambiente e sulla società.

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