T. Rowe Price, cosa ho imparato in dieci anni di Value Investing

Sebastien Mallet. Immagine concessa (T. Rowe Price)
Sebastien Mallet. Immagine concessa (T. Rowe Price)

Contribuito a cura di Sebastien Mallet, gestore del fondo T. Rowe Price Funds SICAV – Global Value Equity Fund. Contributo sponsorizzato da T. Rowe Price.

Giunto al decimo anno alla gestione del fondo T. Rowe Price Funds SICAV – Global Value Equity Fund, se guardo indietro alla mia carriera in questo settore, posso dire di aver imparato diverse lezioni. Un periodo determinante è stato quello della bolla delle dot-com, che ha messo in luce l'importanza di avere un modello di valutazione solido. Anche la grande crisi finanziaria (GFC) è stata molto formativa: dopo il collasso del 2008, l'enorme liquidità messa in campo a sostegno dei mercati finanziari ha determinato una spettacolare inversione di rotta. Nel 2009, quando ero analista delle mid-cap internazionali per T. Rowe Price, l'indice S&P European Small Cap era in rialzo di uno strabiliante 52,8%.L'unico modo per battere quell'indice era trovare titoli potenzialmente in grado di raddoppiare o triplicare in termini di valore. È stato un momento estremamente istruttivo sui tempi giusti per assumersi determinati rischi. Questa idea resta alla base del mio approccio d'investimento anche oggi: mantenere una disciplina valutativa, ma anche un'esposizione ad azioni più rischiose e più rispondenti al concetto di deep Value.  

Il periodo successivo alla GFC è stato molto difficile per i gestori Value, soprattutto per gran parte del 2017 e nel 2020, quando l'infatuazione dei mercati per le azioni growth era particolarmente intensa. Ho una formazione da economista, quindi sono sempre stato consapevole del contesto macro e sapevo perché i titoli growth stavano funzionando (bassa crescita e bassa inflazione, in un contesto di bassi tassi d'interesse), ma ho sempre avuto fiducia nel Value: dal mio punto di vista, la storia ci insegna che il valore come fattore ha sovraperformato la crescita nella maggior parte dei casi.  

Le prospettive per il segmento Value

Anche se in questo momento il contesto è incerto per l'azionario globale, nel complesso credo che le prospettive per il Value investing siano migliorate. Le risposte dei policymaker alla pandemia di coronavirus e al conflitto russo-ucraino hanno cambiato le carte in tavola. Abbiamo visto un'evoluzione della politica monetaria moderna con il cosiddetto "helicopter money", che ha supportato i consumatori. Questa politica sembra aprire le porte a una maggiore monetizzazione dei deficit di bilancio. Inoltre, crediamo che se nell’agenda politica permarranno la riduzione delle disuguaglianze e lo stimolo ai consumi, allora la crescita sarà più onnipresente. Andando avanti probabilmente avremo un'inflazione più alta accompagnata da tassi d'interesse più alti, uno scenario favorevole per le aree orientate al valore.  

Entrando più nel dettaglio delle opportunità di investimento, stiamo dedicando molto tempo a valutare le società attive in settori tradizionali della "old economy" che potrebbero essere fra i principali beneficiari delle tendenze di lungo periodo presenti in questo momento. Una di queste è la cosiddetta "agenda verde". La transizione verso un mondo a emissioni zero ha bisogno che i titoli della ‘old economy’ siano protagonisti del cambiamento. L’80% delle emissioni di anidride carbonica deriva da settori come energia, materiali, utility, trasporti e industria, che costituiscono una parte preponderante dell'indice Value. Dai tempi della GFC, queste aree prima hanno sofferto di eccesso di capacità e poi di sottoinvestimenti, e ora necessitano di enormi investimenti per ridurre le loro emissioni, per questo motivo all'interno di questi settori ci saranno vincitori e vinti ed è nostro compito capire chi rientrerà nella prima categoria.  

Anche la deglobalizzazione è un tema che sta emergendo in scia alle strozzature create dalla pandemia e dal conflitto russo-ucraino lungo le catene di fornitura. Tutto questo sta mettendo a dura prova le strutture internazionali e rendendo governi e imprese più consapevoli. L'attenzione delle autorità si sposta sempre di più dai benefici economici della globalizzazione (produzione più efficiente e più economica) verso la regionalizzazione, la rilocalizzazione e l'onshoring, per garantire che le esigenze domestiche siano soddisfatte, un fenomeno potenzialmente in grado di rallentare se non addirittura di invertire la globalizzazione. Dobbiamo prepararci a questo trend e investire di conseguenza. 

Il nostro approccio di investimento

L'aspetto che più caratterizza il mio stile di investimento è l'enfasi sulla "qualità dell'opportunità e non sulla qualità dell'azienda". Investire in tutto lo spettro del Value ci consente di trarre vantaggio della profondità e del respiro della nostra attività di ricerca, in più contribuisce a generare quello che io chiamo un modello di performance "per tutte le stagioni". 

Il mio obiettivo è costruire un portafoglio a gestione attiva che metta insieme le 80-100 migliori idee Value reperibili su scala globale, concentrando l'attenzione sulle opportunità con profilo rischio/rendimento asimmetrico più interessanti. Utilizziamo una varietà di parametri valutativi a seconda del tipo di azione. Per quelle di qualità migliore, utilizziamo i multipli di free cash flow, mentre per le opportunità più cicliche e più rischiose favoriamo un approccio basato sul fatturato e sugli asset. Inoltre, prendiamo in considerazione idee Value di tipo diverso (Value difensivo, Value aggressivo), dato che possono funzionare in fasi differenti del ciclo azionario.  


Fonti e note

1Fonte: Fornitore di analisi e dati finanziari FactSet. Copyright 2023 FactSet. Tutti i diritti riservati.

Il gestore non è vincolato al benchmark del fondo che è utilizzato al solo scopo di raffronto delle performance

I seguenti rischi sono materialmente rilevanti per il fondo (fare riferimento al prospetto per ulteriori dettagli):

Valuta) Le oscillazioni dei tassi di cambiopossono ridurre i profitti o amplificare leperdite degli investimenti.

Small e mid-cap I prezzi dei titoli delle società small e mid cap possono essere più volatili rispetto a quelli delle azioni di società a capitalizzazione più alta.

ESG e sostenibilità—Il rischio ambientale, sociale, di governance (ESG) e di sostenibilità può determinare un impatto negativo rilevante sul valore di un investimento e sulla performance del portafoglio. 

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