Perché investire in private markets è una buona scelta: la partnership tra Banca Generali e 8a+ SGR

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Andrea Pastorelli, AD di 8a+ SGR

Di questi tempi, investire sull’economia reale è uno dei temi che sta più scuotendo (e appassionando) il settore del risparmio gestito. E per una buona ragione. Da una parte c’è interesse a far ripartire un’economia sempre più stagnante, Covid permettendo. Nel 2020 il Pil italiano ha perso quasi 9 punti percentuali, secondo gli ultimi dati Istat, e ora si guarda al futuro con maggiore speranza, benché le proiezioni per i prossimi anni, come ha ricordato il governatore di Bankitalia Ignazio Visco lo scorso dicembre, raccontano di un Pil italiano che “non recupererà il livello registrato alla vigilia dello scoppio della pandemia prima della seconda metà del 2023”.

Dall’altra parte investire nei mercati privati, decorrelati dalle dinamiche di Borsa, ottimizza il profilo rischio/rendimento del portafoglio dei clienti. Ma “ci sono anche condizioni interessanti, in questo specifico mercato, per offrire alle famiglie la possibilità di riposizionare il proprio patrimonio grazie all’evoluzione normativa che negli ultimi anni ha permesso di dare accesso all’investitore privato a queste asset class”, dice subito Andrea Pastorelli, amministratore delegato di 8a+ Investimenti SGR. Non a caso la scorsa estate è nato il progetto BG4Real: una partnership con Banca Generali (che detiene tra l’altro circa il 20% del capitale della SGR) per dare l’opportunità ai propri clienti retail di poter investire sui private markets.

Il progetto BG4Real

Il macro trend è già partito da un po’ ma il progetto BG4Real, come tiene a sottolineare Pastorelli, è di medio lungo periodo e lavora per creare strumenti che possano soddisfare le esigenze di tutti. La banca guidata Gian Maria Mossa, insieme ad 8a+, ha messo su un contenitore di investimento composto al momento da due strumenti specifici, un Fia che punta sull’economia europea e un Eltif sulle PMI italiane. Ma presto il contenitore sarà più ricco: “i primi due prodotti che abbiamo lanciato sono strumenti diciamo più generalisti. Abbiamo scelto di rivolgerci ad investitori con un profilo di rischio contenuto, grazie alla diversificazione di strategie, gestori e mercati. Nel tempo costruiremo prodotti sempre più specifici” anticipa l’amministratore delegato della SGR di Varese. L’asset management, infatti, punta a creare un polo di competenze specializzate sui mercati privati col chiaro obiettivo di focalizzarsi su questa nuova asset class e costruire strumenti destinati alla clientela private e affluent della banca ma anche agli investitori istituzionali.

Fia ed Eltif, i primi prodotti

I due prodotti già disponibili sono stati lanciati nel secondo semestre 2020 e continuano la loro campagna di raccolta. “L’Eltif, destinato ad una clientela affluent con un taglio minimo di 10 mila euro, permette, tramite le regole degli investimenti in Pir, di avere tutta una serie di agevolazioni fiscali: dalla defiscalizzazione dei proventi alla protezione del capitale in caso di perdite. Il Fia, invece, è rivolto ad una clientela private, con ingresso superiore ai 100 mila euro. Entrambi hanno una durata minima di sei anni”, spiega il manager. Tra le caratteristiche del prodotto Eltif di Banca Generali (8a+ Real Eltif Italy) c’è la gestione multi-manager, con molteplici strategie d’investimento e la diversificazione multi-asset con un peso per all’80% su strumenti di debito e per il 20% di azioni (di cui il 10% in small caps quotate e il 10% in investimenti diretti in aziende). L’ 8a+ Real Innovation è invece il Fia di diritto italiano che offre una soluzione di investimento multi-asset investito per due terzi in strumenti di private debt con focus condiviso tra Italia ed Europa e per la parte restante in venture capital o fondi di venture capital.

L’importanza del consulente

Incrociare l’interesse delle famiglie per strumenti chiusi, complessi e ricercati non è certo semplice. “La modalità più efficace alla base della partnership tra Banca Generali è 8a+ SGR no può essere che quella della consulenza” dice subito Pastorelli. “Non si tratta di fondi Ucits, che oggigiorno possono essere comprati perfino con un clic. Qui il ruolo del consulente finanziario è fondamentale: occorre spiegare all’investitore il valore della permanenza dei propri investimenti, trattandosi di un orizzonte temporale più lungo e predefinito. Per questo è necessario che ci sia un processo formativo tra consulente e cliente, che spieghi fino in fondo il valore della partecipazione illiquida o vincolata per un certo numero di anni”. D’altronde investire su questi prodotti, a detta dell’esperto, ha anche un doppio valore: “da una parte si accede ad una tipologia di asset class che ha un premio di rendimento, dall’altra si allineano le condizioni di entrata, gli obiettivi d’investimento e l’investimento stesso”. Con una durante pluriennale, insomma, il cliente è meno soggetto alle scelte emotive e il gestore è libero di muoversi in maniera adeguata nel corso del tempo prestabilito.