Turchia, rischi in aumento per il licenziamento del Governatore della Banca centrale

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Tarik Haiga, Unsplash

Grande incertezza per la Turchia in seguito al licenziamento avvenuto venerdì scorso del Governatore della Banca centrale Naci Agbal per mano del Presidente Recep Tayyip Erdogan. Si tratta del terzo avvicendamento alle redini dell’Istituto in meno di due anni, sintomo della profonda fase di instabilità finanziaria attraversata dal Paese. La scorsa settimana Agbal aveva deciso di alzare i tassi al 19% con l’obiettivo contrastare l’inflazione galoppante, compiendo però una mossa in contrasto con la linea del Capo della Stato, contrario a politiche di rigore finanziario, che lo ha rimosso dall’incarico. Negativa la prima reazione dei mercati: in apertura di settimana la lira turca è arrivata a perdere fino al 15% nei confronti di euro e dollaro e la Borsa di Istanbul ha subito pesanti perdite di circa dieci punti percentuali. Il fatto che il successore a capo della Banca centrale sia stato individuato in Sahap Kavioglu, economista ritenuto poco ortodosso ed ex membro del partito di Governo, insinua forti dubbi tra gli esperti sulle politiche che verranno intraprese nei prossimi mesi per sanare le finanze turche.

UN SIGNIFICATIVO PASSO INDIETRO

“La sua uscita (di Abgal) a favore di un candidato con un background politico e visioni economiche in qualche modo non ortodosse sembra rappresentare un significativo passo indietro, indicando probabilmente il ritorno all’approccio non convenzionale precedente”, avvertono dal team Public Fixed Income di M&G Investments. “Durante i suoi quattro mesi alla guida della Banca centrale, Agbal è riuscito a ristabilire parzialmente la fiducia degli investitori: i prezzi degli asset turchi sono migliorati, il trend di dollarizzazione è rallentato e gli investitori stranieri hanno provato a tornare sui mercati locali. Anche se la fase peggiore della crisi da Covid-19 sembra alle spalle, le sfide economiche per la Turchia non sono scomparse. L’elevata inflazione, le importanti necessità di finanziamento in valuta estera in un quadro di scarse riserve valutarie, l’accresciuta quota di debito pubblico denominato in moneta estera e l’assenza di riforme strutturali hanno lasciato i mercati turchi alla mercè del sentiment globale degli investitori. La brusca rimozione di Agbal infliggerà probabilmente un danno importante alla fiducia degli investitori nei confronti del mercato turco nel medio termine”, dichiarano da M&G.

“I recenti cambiamenti evidenziano ancora una volta la limitata indipendenza operativa della Banca Centrale della Turchia (CBRT) e la scarsa prevedibilità generale della politica economica. La posizione della bilancia dei pagamenti della Turchia rimane debole, con le riserve valutarie nette della CBRT vicine allo zero. La probabile inversione degli afflussi di non residenti in Turchia degli ultimi mesi metterà sotto pressione la lira turca, con un impatto negativo sull’inflazione e sul settore corporate nazionale. Una dei fattori chiave da osservare nel breve termine, a nostro avviso, è il comportamento dei depositanti nazionali residenti e se convertono sempre più in valuta estera in risposta agli ultimi sviluppi, il che potrebbe portare a ulteriori pressioni. Le banche turche hanno anche 37 miliardi di dollari di passività esterne sotto forma di depositi di non residenti.  Anche se i rischi sono elevati, i controlli sui capitali non sono il nostro scenario di base”, affermano gli analisti di S&P Global Ratings.

IMPATTI SUI MERCATI EMERGENTI

Ad ora gli impatti sull’asset class dei mercati emergenti sembrano essere contenuti. Ma la notizia del licenziamento del Governatore della Banca centrale turca ha scosso gli investitori, che si domandano se non sia un segnale di un aumento del rischio geo-politico nei Paesi emergenti nella difficile fase di ripresa dal Covid-19. “Inizialmente, si è manifestata una certa debolezza in alcune valute emergenti liquide (come il rand sudafricano e il peso messicano), ma ora la maggior parte di queste ha invertito quel trend o comunque ne ha visto un’attenuazione”, commenta Uday Patnaik, head of Emerging Market Debt di Legal & General Investment Management. “Sugli spread creditizi, i credit default swap (CDS) dei mercati emergenti sono più ampi di circa 2-5 punti base, esclusa la Turchia. Anche la liquidità è più debole nel settore high yield, ma al momento per meno di 50c. Nel complesso del credito dei mercati emergenti, questi movimenti sono abbastanza ordinati”, spiega.

“Questo evento rappresenta un monito per gli investitori della fragilità politica in molti di questi Paesi in una fase molto complessa come quella attuale, contraddistinta anche dalla lenta distribuzione dei vaccini e dal rialzo dei tassi americani”, concludono da M&G.