Vontobel AM: “L’impact investing è il futuro degli investimenti sostenibili”

Impact investing, Vontobel AM: “L’impact investing è il futuro degli investimenti sostenibili”
Colin Watts, Unsplash

Impatto e approccio tematico agli investimenti sono due dei temi su cui l’industria si sta concentrando maggiormente negli ultimi anni. Due argomenti di grande attualità a cui il gestore svizzero Vontobel AM ha voluto dedicare un incontro con la stampa, con l’obiettivo di dare risalto ai suoi ultimi sviluppi in materia e alla centralità che questi due aspetti ricoprono nella sua offerta di prodotti. L’appuntamento è stato aperto da un intervento del chief investment officer Dan Scott, che ha sottolineato come i temi d'investimento legati ai trend del futuro siano un tassello fondamentale del processo di asset allocation azionaria del gestore. In un mondo in cui i cambiamenti si manifestano sempre più a livello globale e in modo trasversale ai settori, secondo Scott non è più possibile prescindere da un focus tematico nella costruzione dei portafogli.

“Il modo gerarchico di classificare l'azionario globale attraverso i GICS (Global Industry Classification Standard) è ormai obsoleto”, ha affermato Scott. “Tradizionalmente nell’individuare le aziende su cui puntare si partiva da una view sul PIL di un Paese e in seguito si passava ad un’analisi del suo mercato dell’equity. Ma ora bisogna ragionare in un modo differente, perché aziende simili che operano in Paesi diversi si trovano di fronte alle stesse sfide della contemporaneità, legate all'automazione dei processi, alla digitalizzazione e al climate change” spiega. E a riprova di ciò cita l’esempio dell’industria del tech, sempre più difficile da considerare un comparto a sé. “Una componente tecnologica è ormai presente in ogni settore economico”, afferma Scott. “Prendiamo il caso di John Deere. Solo ad una visione superficiale è un'azienda di trattori. È risaputo infatti che Deere punta molto sull’innovazione, con una buona fetta dei profitti investita in nuovi software e nella digitalizzazione dell'agricoltura”, spiega Scott che aggiunge: “Per noi è più importante capire quali siano le aziende innovative, indipendentemente dal settore”.

Impact investing

Nel processo di investimento di Vontobel AM entra poi in gioco il concetto di impatto, che in ottica di lungo periodo secondo il gestore coincide con la capacità di un’azienda di guidare il cambiamento positivo per il pianeta, conseguendo risultati tangibili e misurabili dal punto di vista ambientale. “L’imapact investing è la massima espressione dell'ESG”, precisa il CIO, che ribadisce l’importanza della gestione attiva per individuare le migliori opportunità legate a impatto e sostenibilità. “In molti casi gli ETF, seppur allineati agli accordi di Parigi, hanno poco significato in termini di impatto, perché escludono dagli indici interi settori e aziende ad alta intensità di emissioni. Ma tra queste vi sono anche aziende virtuose per l’impatto”, spiega. “In molti casi con un ETF sostenibile ad esempio non è possibile comparare un’azienda come Vestas che produce turbine per le pale eoliche e rientra nell'industria pesante dell'acciaio ad alte emissioni. Compriamo, invece, titoli come Facebook o Microsoft perché non hanno impatto di carbonio, per lo meno ad uno sguardo superficiale”, evidenzia.

La parola è poi passata a Pascal Dudle, head of Listed Impact e portfolio manager del fondo Clean Technology. Si tratta di una strategia pionieristica per quanto riguarda le strategie ad impatto, lanciata già nel 2008 e molto apprezzata degli investitori italiani. E riprova di questo interesse, il fondo ha conseguito il Marchio FundsPeople nel 2021 con il rating (B) Blockbuster. “Per noi è importante valutare la transizione di un’azienda sul lungo periodo, non in ottica statica”, afferma Dudle. “Quando prendiamo in esame un'azienda ci soffermiamo sugli obiettivi che si è posta. Valutiamo le tappe definite nel percorso di transizione per poi monitorarle”, dice. “Bisogna uscire da una mentalità ‘da snapshot’ troppo focalizzata sugli score e sui punteggi. È più interessante per noi valutare un modello di business nel tempo”, aggiunge.  

Puntare sugli enablers della transizione

Un significativo impulso sui temi della sostenibilità è giunto anche dalla recente introduzione della normativa europea SFDR. In questo discorso rientra l’introduzione dell'articolo 9, che mira a classificare le strategie ad impatto. “È stato un cambiamento molto importante, perché spinge gli asset manager a mettere nero su bianco quello che intendono fare per quanto riguarda i temi ESG e ad essere disciplinati nel loro approccio”, spiega Elena Tedesco, portfolio manager del Global Impact Equity Fund. Tedesco però invita a non intrepretare la normativa in modo troppo rigirdo, perché nella valutazione di un’azienda sono molteplici in fattori da prendere in esame. “Le legislazioni sulla sostenibilità dei Paesi possono influire molto. L'Europa ad esempio è più avanzata rispetto ad USA e Asia, regioni in cui è ancora stato raggiunto lo stesso livello di trasparenza e gli stessi standard, motivo per cui alcune aziende possono risultare ritardatarie”, commenta Tedesco. “Anche per quanto riguarda il carbon footprint di una data azienda si possono riscontrare dei mismatch significativi tra Paesi: un’azienda che produce la propria energia avrà un peso diverso in termini di emissioni da un’altra che sfrutta la rete energetica svizzera, dove si fa un ampio uso di rinnovabili. Ci sono perciò molti fattori da prendere in considerazione al di là dei modelli e i numeri”, spiega. “In ultima istanza cerchiamo di fornire valutazioni di tipo olistico su un’azienda, usando tutti i dati disponibili, scegliendo per i nostri portafogli sia aziende che hanno una chiara mission green, ma anche delle aziende del manifatturiero che pur avendo dei livelli relativamente elevati di emissioni, producono dei beni che aiutano globalmente a ridurle. Investiamo cioè in aziende che sono da considerarsi enablers, che favoriscono il processo di riduzione delle emissioni di altre aziende. In questo senso, il carbon footprint è stato uno dei primi concetti presi in considerazione dal nostro team. Ma ora abbiamo messo in campo il concetto più avanzato di potential avoided emissions”, conclude Tedesco.