Allegri (Ersel): "Selezioniamo le tecnologie del futuro"

Sergio Allegri
Foto ceduta (Ersel)

Tecnologie digitali, ambiente e salute. Non parliamo solo dei temi più dirompenti dell’attualità ma dei tre temi d’investimento racchiusi nel fondo Leadersel Innotech ESG. Un prodotto azionario, lanciato da Ersel, che ha da poco compiuto un anno. Il fondo propone un nuovo approccio di gestione, basato sulle sinergie tra ricercatori scientifici, esperti di settore e un team di gestori e analisti finanziari, come spiega Sergio Allegri, co-gestore insieme a Marco Gennari e responsabile della ricerca scientifica e industriale. “le tecnologie digitali stanno convergendo sempre più verso il campo della salute. Basti pensare a tutte quelle soluzioni legate all’idratazione o all’ossigenazione del sangue, per esempio, Si tratta di una macroarea in forte crescita, che ha e che avrà un impatto sempre più importante sul quotidiano”. L’obiettivo del fondo, che ad oggi ha circa 100 milioni di masse in gestione e un rendimento annuale di circa l’11%, è dunque quello di intercettare la crescita sul medio lungo periodo di quelle società high growth e quality che attraverso l’innovazione riescono ad interpretare e valorizzare proprio questi trend.

Allegri, ingegnere, ex startupper prestato al mondo della finanza, fa da connubio perfetto tra la parte scientifica e industriale e l’anima finanziaria. “Mi occupo proprio di selezionare le tecnologie che secondo me possano davvero avere più successo nel futuro, attraverso un approccio molto da private equity”, dice. Poi i gestori analizzano i parametri di riferimento e studiano la catena di valori di queste tecnologie individuate, passando anche da un esame sostenibile.

Innovazione con taglio sostenibile

Il fondo, un articolo 8 secondo la SFDR, risponde infatti a tutta una serie di analisi ESG per escludere settori o società che non rispettano i criteri di sostenibilità. “Nella prima fase escludiamo tutta una serie di settori non investibili, come il tabacco, la pornografia o la produzione energetica con risorse fossili. Poi ci appoggiamo a un data provider che ci fornisce un rating specifico per ogni società”, spiega l’esperto. Dei circa 55 titoli in portafoglio, però, c’è un 15 per cento che non è retato. “Si tratta di aziende molto giovani, che spesso non hanno le risorse per mettere in moto la macchina ESG. Sono società che però, essendo appunto nuove, sono già naturalmente molto all’avanguardia rispetto al tema della sostenibilità: spesso hanno un management con più donne o hanno già degli aspetti ambientali impliciti, per cui emettono meno anidride carbonica”, precisa Allegri.

Con un portafoglio così concentrato, perciò, il fondo mantiene sempre un alto grado di diversificazione grazie all’esposizione a trend e settori diversi. Tecnologia, industriali e salute restano sempre i settori privilegiati. America, Regno Unito ed Europa sviluppata invece le aree geografiche più forti. Il comparto poi adotta una strategia buy and hold che implica una visione a lungo termine degli investimenti e un ridotto turnover dei titoli.

Considerando, poi, che le società privilegiate sono quelle che generano almeno un quinto del fatturato con prodotti o servizi ad alto contenuto tecnologico, il team di gestione è coadiuvato da un comitato scientifico. “Laddove faccio fatica a selezionare, entrano a supporto tre professori universitari. SI tratta di esperti in intelligenza artificiale, scienze materiali e neuroprostetica, insieme ad esperti nel mondo del private equity”, conclude il gestore.