Attenzione al rainbow-washing

Giampaolo_Giannelli_Edit_medium
Giampaolo Giannelli, responsabile per l’Italia di BMO Global AM.

Se finora un freno agli investimenti sostenibili poteva esser dato dal timore del fenomeno del greenwashing, ovvero quella pratica di etichettare con criteri ESG anche quei prodotti che in realtà non lo sono, attualmente si sta osservando l’emergere di un fenomeno simile definito ‘rainbow-washing’. Questo è legato agli SDG, i Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite, che spesso sono appunto identificati con i colori dell’arcobaleno, da qui il termine ‘rainbow-washing’. “Questi 17 obiettivi, a loro volta suddivisi in 169 sottocategorie, rappresentano un quadro di riferimento universalmente accettato per il raggiungimento di una società e un’economia globale più sostenibili entro il 2030, ma il rischio è che essi vengano utilizzati impropriamente per etichettare soluzioni di investimento le cui pratiche di gestione sottostanti e la relativa attività di engagement non siano propriamente mirate o adeguate per concorrere al raggiungimento degli obiettivi stessi. In altri termini, se da una parte l’utilizzo degli SDG contribuisce a migliorare il dialogo tra il mondo finanziario e le aziende, dall’altra rischia, in caso di greenwashing, di attirare i risparmiatori interessati agli investimenti sostenibili verso soluzioni non adeguate o incoerenti”, spiega Giampaolo Giannelli, responsabile per l’Italia di BMO Global AM.

Questo è un articolo riservato agli utenti FundsPeople. Se sei già registrato, accedi tramite il pulsante Login. Se non hai ancora un account, ti invitiamo a registrarti per scoprire tutti i contenuti che FundsPeople ha da offrire.