Potrebbe esserci un’alternativa all’azionario. O almeno, è quanto si domandano gli esperti delle società di gestione, alle prese con un ultimo trimestre dell’anno che restituisce uno scenario difficilmente conciliabile soltanto pochi anni fa. Rendimenti governativi ai massimi da decenni e principali indici in prossimità dei record. E allora, l’acronimo TINA che, come ricorda un esperto ripreso da FundsPeople, per anni ha dominato le cronache finanziarie dei tassi a zero, si trova rimpiazzato da un più prosaico TIGA, laddove le dinamiche tra le principali asset class esulano dalla tendenza decorrelativa per seguire una crescita parallela. In questo ottobre atipico, dunque, il rialzo del costo del capitale non ha finora provocato una correzione generalizzata delle Borse, ma ha modificato profondamente gli equilibri tra asset class e, soprattutto, all’interno dello stesso mercato azionario, come sottolinea un altro esperto del settore. La crescita degli utili, la concentrazione della performance su pochi titoli e la capacità delle società di remunerare gli investimenti diventano così discriminanti sempre più importanti.
Azionario sotto la lente: rendimenti elevati e costo del capitale ridisegnano il mercato

Candy Zimmermann (Unsplash)
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