Avanti a tutta dritta. Quello che vien fuori dalla prima riunione dell’anno della Banca centrale europea è stato piuttosto chiaro per tutti: la rotta è immutata, i tassi restano fermi allo zero e il Qe andrà avanti fino al prossimo autunno, così come da navigazione. Anzi se necessario, ha ribadito Mario Draghi, il programma di acquisto dei titoli, al ritmo di 30 miliardi al mese, potrebbe perfino prolungarsi. Nemmeno pochi minuti dopo l’euro ha superato la soglia psicologia di 1,25 nei confronti del dollaro, raggiungendo il picco massimo da dicembre 2014. D’altronde la BCE appare preoccupata rispetto alla volatilità che porta ventate d’incertezza, ma non solo. Come ha detto lo stesso presidente Draghi a preoccupare sono soprattutto dei messaggi fuorviati di “qualcun altro”, a non voler esplicitamente dire dell’amministrazione targata Donald Trump. Draghi probabilmente faceva riferimento alle parole del segretario al Tesoro degli Stati Uniti Steve Mnuchin, a Davos, secondo cui un dollaro debole è positivo per gli USA.
L'euro forte che preoccupa la BCE

European Central Bank, Flickr, Creative Commons
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