Club deal, quale evoluzione?

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Mattia Rossi, foto ceduta (Cherry Bay Capital Group)


Qualcuno li ha definiti investimenti “divertenti”, dinamici. Sicuramente in Italia i club deal sono ormai un canale d’investimento nei private market particolarmente apprezzato, dentro un mercato del private equity più ampio e stabile nei vari cicli.

Nel 2024 in Italia sono state registrate 732 operazioni di private equity e venture capital, sostanzialmente in linea con le 750 dell’anno precedente, per un ammontare investito salito a 14,9 miliardi di euro (+83% sul 2023), secondo i dati AIFI‑PwC.​ Dentro questo flusso, Mergermarket mappava, sempre nel 2024, 40
operazioni realizzate in club deal (leggermente in calo rispetto al 2023), per un totale di 186 deal realizzati in Italia tra il 2021 e i primi mesi del 2025.​

Nello stesso periodo, cioè tra il 2021 e il 2024, i family office italiani hanno allocato tra il 6% e l’8% del patrimonio delle famiglie seguite in investimenti diretti in società, coinvestimenti e club deal e si aspettano di incrementare l’allocation su questo segmento nei prossimi 12 mesi e anche oltre.​

“Il club deal risolve una serie di bisogni e tendenze che abbiamo intercettato ormai alcuni anni fa”, spiega ad Alterforum Mattia Rossi, founding partner di Cherry Bay Capital, private investment office indipendente nato nel 2018 nel Principato di Monaco. Il team conta investimenti in realtà quali Poggipolini, la cui partecipazione è tornata recentemente in mano alla omonima famiglia a valle di un percorso che ha visto più che quintuplicare le dimensioni, Groupack, dell’ingegner Marco Giovannini fondatore anche di Guala Closure, Limolane di Nalucci e soprattutto è tra i più rilevanti investitori privati nella tech company Bending Spoons.​

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