Commodities: rischi e opportunità di un’asset class da maneggiare con cura (anche grazie agli ETP)

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Che sia con scopi di diversificazione o di protezione, le commodities nell’ultimo anno hanno dimostrato quanto potenziale possono esprimere nei portafogli di investimento. Così come nella loro forma fisica, però, anche quando ne vengono replicati gli indici o vi si investe tramite futures, le materie prime se non maneggiate con cura rischiano di rivelarsi un flop. Per questo ne abbiamo parlato nella seconda parte della nostra tavola rotonda virtuale a tema commodities.

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Gli investitori possono scegliere se esporsi su una singola materia prima attraverso gli ETC, per sfruttare le opportunità offerte in un determinato momento, oppure se esporsi ad un paniere di commodity attraverso gli ETF. “Mentre gli ETF sono dei veri e propri fondi diversificati UCITS compliant, che quindi non possono investire fisicamente sulle commodities, gli ETC dal punto di vista giuridico sono strumenti di debito”, chiarisce Mauro Giangrande, head of Passive Sales EMEA South di Xtrackers, DWS. “Esistono Etc che permettono di investire direttamente sulla materia prima come l’oro, o altri che investono in indici di futures, come nel caso del petrolio o metalli industriali. Questo comporta delle complicazioni, perché bisogna sapere in quali future si sta investendo e tenere in conto delle diverse modalità utilizzate per sostituirli quando giungono a scadenza”, aggiunge. Normalmente le scadenze dei futures sulle materie prime sono in contango, ossia le scadenze successive costano di più rispetto a quelle più recenti. I costi di sostituzione quindi possono impattare significativamente sul rendimento degli strumenti nel medio-lungo termine. Pertanto Xtrackers nella sua offerta ha cercato di ridurre i costi di rolling, come spiega Giangrande: “Abbiamo in quotazione su Borsa Italiana un ETF sull’Indice di Bloomberg che replica 12 materie prime, focalizzato su energia, metalli industriali e preziosi. Ha una regola molto semplice: spostarsi ogni mese sul contratto a tre mesi. Si chiama infatti Three Months Forward. Il risultato è che storicamente la strategia ha sostenuto costi di rolling generalmente più contenuti rispetto all'automatico spostamento nel future successivo”.

Spiegare Etc e Etf ai clienti

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Sicuramente una risorsa per i fund selector, che nel lavoro quotidiano si trovano a dover gestire queste criticità anche con il cliente finale. Come spiega Maria Grazia Dossena, head of Market Strategy di Banca Generali, che lavorando nell’advisory può offrire un punto di vista differente. Le analisi per valutare se inserire una specifica materia prima o se puntare su un indice, se usarli con una visione tattica o strategica, si concretizzano poi in un consiglio di investimento per il cliente finale: “Nel consigliare una specifica operazione dobbiamo avere la capacità di esprimere la proposta in modo chiaro, semplice e facilmente comunicabile. In questo caso se abbiamo una view positiva su una specifica materia prima risulta più difficile spiegare l’investimento tramite azioni del settore di rifermento, mentre il fatto che l'ETC segua  in maniera diretta il prezzo del sottostante lo rende uno strumento più facilmente comprensibile per il cliente”. Nel caso degli ETF, invece, ci sono diversi fattori che tendono a disallineare l'andamento del sottostante dal prezzo spot, di conseguenza si riducono le soluzioni che si possono proporre in consulenza. “Inoltre l’ETC consente di compensare le minus e plusvalenze”, prosegue la fund buyer. “Infine guardiamo alla liquidità dello strumento, al volume di scambi e ai bid-ask spread”, aggiunge. Al momento Banca Generali predilige indici che limitino il peso delle materie prime energetiche e quelle agricole.

Un’asset class eterogenea

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Una volta superate le difficoltà legate alla comunicazione dello strumento la strada è tutta in discesa e le opportunità che l’investimento offre al portafoglio sono molteplici. “Le commodities hanno salvato i portafogli absolut return nel 2020, segnando performance positive a doppia cifra propriosfruttando la costruzione degli ETF”, così esordisce Boiken Alimerko, senior portfolio manager, Investment Strategy di Fideuram Am Sgr. I due indici fondamentali, il Bloomberg Commodity Index e l’S&P GSCI Index hanno toccato i massimi dal 2008, in termini di price adjusted. “in più, si stima che oggi gli hedge fund che investono in commodity sono circa l’80% in meno, mentre è aumentato l’interesse tra gli investitori istituzionali, che lo vedono come investimento long only”, spiega. “Quello che facciamo in Fideuram AM Sgr è valutare singolarmente ogni materia prima di volta in volta rispetto a domanda e offerta, e a fattori esterni come inflazione, real yield, volatilità. Le usiamo per esempio come copertura dall’inflazione o come un modo per esporsi al fattore value”, conclude.

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Rilancia Mario Baronci, head of Multi Asset and ESG di Quaestio Capital SGR: “Le commodities sono un asset class eterogenea, ma un fattore comune è che non producono reddito e quindi il costo opportunità, cioè il livello dei tassi e inflazione attesa, è una delle prime cose che si va a guardare”, commenta. “La seconda caratteristica  che guardiamo è quanto eventuale carry negativo si deve subire , ovvero quale percentuale degli strumenti si trova in contango (quando il prezzo forward è maggiore del prezzo spot). Il terzo aspetto che consideriamo è il grado di correlazione delle commodities con gli altri asset rischiosi”, chiarisce. “In questo momento consideriamo le materie prime dei risky asset, ma riteniamo che potrebbero agevolmente diventare degli hedging assets, come negli anni ‘70. A seconda della fase del ciclo dell’asset class in cui ci troviamo, scegliamo in quale parte del portafoglio includerla , se nel portafoglio di copertura  oppure nella parte strategica”, conclude.