Con il rialzo dei tassi e la guerra in Ucraina la priorità è la riduzione del rischio

Rischio
Rischio

Una svolta meno accomodante delle banche centrali delle economie sviluppate. Un’inflazione elevata e che che si prevede rimarrà piu’ a lungo del previsto. Un conflitto su terra Ucraina che condiziona le economie di moltissimi paesi. Il secondo trimestre dell’anno si conferma contraddistinto dalla volatilità e così ancora una volta gli investitori si trovano alle prese con la protezione dei portafogli. Qual è la view dell’industria della gestione passiva? Ne parliamo in questa tavola.

Sabrina Principi
Sabrina Principi

“Sul fronte americano”, ricorda Sabrina Principi, head of Business Development ETF & Index Solutions – South Europe di BNP Paribas ETF, “al termine della riunione del 16 marzo scorso è stato annunciato un rialzo ampiamente anticipato di 25 bp e sono previsti altri rialzi dei tassi entro la fine dell’anno. Le aspettative del mercato e degli economisti si sono modificate e si stanno posizionandosopra il tasso “neutrale” del 2.50%. L’inflazione americana ricordiamo ha toccato a febbraio livelli molto alti - 7,9% su base annua (i massimi da gennaio 82) costringendo la banca centrale ad un primo intervento altamente scontato. Le dichiarazioni del 5 aprile da parte di Lael Brainard e le minutes circolate il giorno successivo confermano la volontà della Fed di adottare una politica piu’ aggressiva”.

 Sul fronte europeo il vento non cambia. Prosegue Principi: “La riunione di politica monetaria della BCE del 10 marzo ha riservato delle sorprese agli osservatori. Come previsto i tassi non sono stati toccati ma gli annunci sul ritmo di riduzione degli acquisti di titoli sono stati piu’ aggressivi rispetto allo scorso dicembre. Tali annunci hanno indotto gli osservatori ad adeguare le aspettative e prevedere un potenziale ritorno del tasso di deposito a 0 per fine anno. In questa situazione di forte incertezza e alta volatilità gli investitori stanno riducendo i rischi di portafogli sperando in tempi migliori. Più recentemente, visto appunto i nuovi livelli di tassi e gli spread vicini ai  massimi, cominciamo a vedere interesse per gli Etf Esg Investment Grade e High Yiled europei”.

Salvatore Catalano
Salvatore Catalano

“I portafogli Fixed Income sono molto difficili da gestire in questo momento”, commenta poi Salvatore Catalano, director Sales per l’Italia di VanEck. L’esigenza è individuare le nicchie di qualità, spiega Catalano: “Ad esempio le fallen angel, le obbligazioni che vengono emesse con rating BBB e poi declassate a BB, diventando high yield. Investire oggi in questo segmento ci permette di partecipare al loro recupero in un secondo momento. Durante la prima ondata di Covid-19 abbiamo assistito a un'ottima performance per alcune società che da fallen angel sono tornate a essere rising star. Questo aumento di prezzo può compensare anche il rischio legato ai tassi di interesse”.

Franco Rossetti
Franco Rossetti

Prosegue Franco Rossetti, Head of ETF, Italy di Invesco: “In questo momento i treasury americani sono estremamente di moda, anche per la questione del rialzo di tassi. Abbiamo visto più acquisti sulla parte lunga della curva, sulle scadenze a 7-10 anni, o comunque sulla long maturity della curva dei tassi americana. Per diversificare e cercare il rendimento è giusto cercare le strategie particolari, ma il treasury rimane un porto sicuro dove l'investitore può mettere al riparo una parte del portafoglio". 

Anna Paola Marchi
Anna Paola Marchi

Oltre alla sorpresa della politica monetaria restrittiva della Fed in anticipo e che procede al galoppo, il 2022 è già segnato da un altro evento inatteso, ricorda Anna Paola Marchi, head of Wholesale Clients di Credit Suisse Asset Management, l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. Spiega Marchi: “Il conflitto ha aggiunto un ulteriore elemento di rischio che, insieme alla crescita del prezzo delle commodities, ha creato uno shock che fa temere rischi di stagflazione. Credit Suisse AM ha presentato all'inizio dell'anno un asset allocation neutrale, ma a metà marzo il nostro comitato di investimenti globale ha deciso di sovrappesare l’azionario, preferendo le aree dell’equity americano e degli Emerging Markets, in particolare della Cina”. Una mossa tattica che trae origine da alcune considerazioni, chiarisce Anna Paola Marchi: “Gli Stati Uniti sono indubbiamente meno esposti alla guerra tra Russia e Ucraina e in generale all'aumento dei prezzi delle materie prime rispetto all'Europa. Se a questo sommiamo la solidità degli utili delle società e delle famiglie americane, il risultato è che quest'area si guadagna l’attenzione degli investitori”. Poi, la Cina. “Pechino si trova in una fase espansiva di politica monetaria, opposta rispetto agli altri paesi. Inoltre esponenti politici e autorità di regolamentazione cinesi hanno rassicurato gli investitori che quella stretta regolamentare che aveva colpito i mercati e alcuni settori nel 2021 in particolare, come Internet o l'edutainment, nel 2022 dovrebbe prendere una pausa”. Qual è la maniera migliore per muoversi in maniera tattica? “Generalmente si prediligono strumenti indicizzati, ETF o fondi passivi, con i quali il gestore ha modo di prendere velocemente posizioni sul mercato”, conclude Anna Paola Marchi. 

Diana Lazzati
Diana Lazzati

Prende la parola Diana Lazzati, senior sales executive di Vanguard: “Anche se è l’unico paese in controtendenza in fatto di tassi, gli investitori hanno qualche timore a puntare sulla Cina, per la recente nuova ondata della pandemia da Covid-19. Preferiscono piuttosto avere un'esposizione diversificata e in questo senso gli ETF, azionari o obbligazionari, sono lo strumento giusto”. Sul fronte fixed income, prosegue Lazzati, “le obbligazioni dei mercati emergenti prima del 24 febbraio erano l’esposizione più richiesta dagli investitori, che volevano posizionarsi in vista di un secondo quarto dell'anno che avrebbe dovuto essere più favorevole. Tuttavia il conflitto in Ucraina ha frenato l’interesse. Ora, grazie anche al fatto che la Russia è uscita dagli indici, l'interesse sta progressivamente tornando”. 

In ogni caso, prosegue Franco Rossetti, l'asset allocation di Invesco in questo periodo è sostanzialmente equity: “Indirizziamo i clienti su temi come i settoriali americani con qualche elemento di novità, come il Biotech. Un’alternativa per la ricerca di rendimento e diversificazione del portafoglio, è la parte dei subordinati bancari per i quali vediamo c'è ancora interesse. Un ETF con basket di subordinati bancari, che genera rendimento e evita i rischi di emittente è un valido strumento in una situazione complessa come questa”. 

Ultima non ultima, l’inflazione. Prende la parola Catalano: “Vediamo ancora potenziale nel settore dei metalli e dei minerari. Sono società che hanno valutazioni ancora molto contenute, se paragonate all’S&P o indici tecnologici. Riteniamo che abbiano ancora ottime valutazioni, sono società con pochissimi debiti e buone situazioni finanziarie. Offrono protezione dall'inflazione e chi volesse espandere l'allocazione al settore delle commodities potrebbe guardare anche alle terre rare, che possono avere un effetto positivo più che altro come investimento strategico, in prospettiva della domanda futura delle nuove tecnologie ”. Nonostante ciò va ricordato che le Terre Rare sono più esposte a rischi di natura geopolitica e di elevata volatilità. Legato agli avvenimenti delle ultime settimane è poi il tema della transizione energetica. Prosegue Catalano: “L'Europa cerca di diventare più indipendente e per gli investitori si aprono nuove strade. Pensiamo alle energie rinnovabili, che verranno spinte in futuro per diventare più indipendenti. I settori come quello dell’idrogeno potranno beneficiarne negli anni a venire”.

Spiega Lazzati: “La ricerca dei rendimenti nel 2021 era diventata un’ossessione, dato il bassissimo livello dei tassi. Gli effetti collaterali di questa situazione possono essere due: accettare un rischio superiore pur di avere il rendimento e finire per investire tutti nelle stesse posizioni, che possono diventare molto consensuali e quindi potenzialmente pericolose. Quando quest’anno le banche centrali hanno iniziato ad alzare i tassi, gli asset con rendimento negativo si sono ridotti notevolmente, permettendo così agli investitori obbligazionari di trovare rendimento. L’altra faccia della medaglia per chi investe nel mercato obbligazionario è che i maggiori rendimenti sono frutto di prezzi in discesa e delle dinamiche legate all'inflazione”. Conclude Diana Lazzati: “Continuiamo a vedere interesse per gli alti dividendi, una strategia che ha tenuto bene nel periodo della stagflazione degli anni ‘70 e che, anche per questo, è stata presa in considerazione da molti”.