Criteri ESG, pilastro strutturale degli investimenti assicurativi

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Drew Beamer, Unsplash

Nel quarto convegno virtuale organizzato dal Centro Studi e Ricerca Itinerari Previdenziali si è parlato degli investimenti ESG e di private market. Sono quattro i cambiamenti che interesseranno l’industria assicurativa post-pandemia: l’attenzione crescente nei confronti dei criteri sostenibili, resilienza dei portafogli anche attraverso l’investimento nei mercati privati, innovazione del modello di business e trasformazione tecnologica. “Stante l’importanza e le differenti implicazioni sui portafogli che comporta l’applicazione dei criteri ESG, grandi investitori come le Compagnie sono sempre più sensibili al tema anche per le implicazioni che la pandemia stessa ha messo in evidenza”, spiega Alberto Brambilla, presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

“La crisi sanitaria innescata da Covid-19, che ha rapidamente contagiato il tessuto economico e produttivo dei diversi Paesi, sta imprimendo una forte accelerazione su questo fronte. La necessità di ricalibrare le proprie linee di business e riposizionare i portafogli a seguito dello scenario volatile di questi mesi in modo rapido e innovativo offre infatti l’opportunità per un’integrazione più profonda della sostenibilità nell’approccio di investimento, con l’obiettivo di avvicinarsi maggiormente al cliente, anche perché sempre più opportunità di investimento vengono scartate per motivi legati ai criteri ambientali, sociali e di governance, seppur valide e profittevoli dal punto di vista finanziario".

Due sono le parole chiave: resilienza e diversificazione. “Parallelamente, la liquidità accantonata grazie allo smobilizzo di asset più rischiosi nella prima fase d’anno dovrà trovare maggiore allocazione verso i mercati privati, i quali consentono, soprattutto in questa fase, di coniugare la ricerca di un maggior rendimento atteso che private equity, debt, e infrastructure possono offrire con la possibilità di rendersi protagonisti attivi nel percorso di rilancio del Paese post COVID-19. In generale e nei limiti imposti dalla normativa Solvency, l’esposizione al rischio verso strumenti di investimento meno liquidi rispetto alle tradizionali azioni e obbligazioni sarà una strada inevitabile da imboccare, a maggior ragione per il perdurare dei bassi tassi di interesse sul fixed income anche per i prossimi anni”.

Dario Focarelli, direttore Generale di ANIA ricorda che c’è ancora  molto lavoro da fare: “I rating ESG sono poco informativi e c’è un’enorme varianza all’interno della categoria”, spiega.  ‘E importante definire una maggiore standardizzazione e mettere a fuoco cosa è veramente importante per il cliente. La chiave di questo è una maggiore trasparenza”.

Secondo Filippo Casagrande, head of Group Insurance Portfolios Investment Strategy di Generali Assicurazioni, gli investimenti sostenibili e quelli in private asset vanno a braccetto. “Negli ultimi anni si è cominciato a parlare anche di green real estate, ossia investimenti nel settore immobiliare con la ricerca di efficientamento energetico”.

Massimo di Tria, Group Chief Investment Officer di Cattolica Assicurazioni ricorda che i private market sono diventati molto interessanti in un contesto di tassi d’interesse negativi. “Il gruppo si sta focalizzano sugli investimenti in due macro tendenze: l’invecchiamento della popolazione e il cambiamento climatico. Riteniamo che investire con criteri ESG sia la base dello sviluppo futuro”.

Anche in Poste Vita sta cercando di integrare i criteri ESG in tutte le scelte d’investimento. “Per fare questo stiamo seguendo tre strade”, spiega Alberto Luchini, head of Real Estate, Alternative Investment di Poste Vita: 

  • Una politica d’investimento responsabile: attraverso una normativa e la definizione dei settori controversi;
  • Engagement: delle linee guida per votare nelle assemblee delle società in cui la compagnia investe;
  • Politica in settori sensibili: azioni mosse da parte della compagnia in relazione a settori controversi come combustili fossili, test sugli animali, etc.

Giorgio Spigolon, responsabile Investimenti di Gruppo Helvetia Italia spiega che il gruppo ha già fatto molti passi avanti sul tema: “Siamo investitori di lungo periodo, è quindi doveroso integrare questi criteri all’interno delle decisioni di investimento”, spiega. “Tutto questo non ha a che fare con la filosofia d’investimento ma riguarda tutto il processo. La nostra idea è quindi di aumentare l’esposizione nei portafogli delle nostre gestioni separate”.