Crowdinvesting, l’emergente asset class per la clientela private

Antonella Massari, Segretario Generale AIPB
Antonella Massari, Segretario Generale AIPB

Il crowdinvesting è destinato a diventare una nuova ed interessante asset class. Anche per il mondo private. Aiutare le imprese a crescere, fino alla quotazione in borsa, finanziare l’economia reale, che mai come in questo momento ha bisogno di risorse e liquidità per uscire dalla crisi pandemica e diventare competitiva, offrire al risparmio privato, in un contesto a bassi tassi d’interesse, opportunità di rendimento alternative, possibilmente in Italia. Il crowdinvesting si sta progressivamente affermando per integrare portafogli dei clienti HNWI, come una nuova opportunità di diversificazione su PMI e imprese non quotate e una possibilità interessante e innovativa di rendimento.

In vista dell’adozione del nuovo Regolamento Ue (2020/1503) che disciplina le campagne sulle piattaforme di crowdfunding, quale strumento alternativo per l’esecuzione di investimenti, i portali per l’investimento online, gli operatori di mercato e le istituzioni, riuniti intorno al tavolo digitale dal titolo: “La clientela private e gli investimenti in economia reale tramite portali on-line”, promosso da AIPB e moderato da Alessandro M. Lerro, presidente dell’Associazione Italiana Equity Crowdfunding, hanno messo a confronto dati, esperienze e casi studio, per riflettere sulle prospettive del matrimonio tra private banking e nuove piattaforma digitali. “La normativa di cui si è dotata l’Italia sull’equity crowdfunding – spiega Giancarlo Giudici, professore ordinario della School of Management del Politecnico di Milano – apre le porte alla partecipazione degli investitori retail ad una asset class, ovvero l’investimento nel capitale azionario di PMI e startup, tradizionalmente riservata a investitori istituzionali. Allo stesso tempo però crea le condizioni per un nuovo modello di club deal con ticket di partecipazione più consistenti che, anche grazie al private banking, può sostenere le imprese nella raccolta di masse di capitale più consistenti, colmando un gap che oggi esiste fra la quotazione in Borsa e il crowdfunding in versione puramente retail”.

Un mercato in crescita

Secondo l’Osservatorio del Politecnico, infatti, il mercato in Italia degli investimenti transitati su piattaforme di crowdfunding (lending e equity) è passato da 8 milioni del 2015 agli oltre 520 milioni nel 2020, posizionandosi a livelli quasi paragonabili a Francia e Germania. Specificamente sull’equity crowdfunding, oggi sono 47 le piattaforme autorizzate che a partire dal 2013 hanno pubblicato 719 offerte promosse in maggioranza da start up innovative. Di queste offerte, oltre il 74% ha chiuso con successo superando il target mediamente del 235,7% e coinvolgendo in media 95 finanziatori per campagna. I dati dell’osservatorio evidenziano l’emergere di una fascia intermedia di investimento costituita dalle offerte di equity crowdfunding con target compreso di solito tra i 2 e gli 8 milioni di euro, sicuramente più interessante per il segmento private.

Una nuova classe di investitori

Se il mercato è cresciuto, è cresciuto anche l’interesse degli italiani a investire in asset reali, come indicano i dati dell’osservatorio AIPB. “Il 2020 ha mostrato segnali interessanti su come cambiano i driver d’investimento”, afferma Antonella Massari, segretario generale dell’Associazione. “Il 22% del campione intende investire su attività che abbiano un impatto positivo sull’ambiente e la società mettendo il rendimento in secondo piano. In questo contesto il ruolo della consulenza, nonché quello di intermediari e strumenti innovativi, sono cruciali per tradurre in decisioni di investimento sostenibili e coerenti gli orientamenti degli investitori affluent e high net worth. Si rende necessaria una riflessione per favorire l’emergere e il consolidarsi di canali che offrano al risparmio privato strumenti adeguati e innovativi, aiutando le imprese a fare un salto culturale verso fonti di finanziamento alternative a quelli tradizionali e, nello stesso tempo, aprire un’importante finestra di opportunità a tutti gli operatori specializzati e intermediari che si affacciano sul mercato”.

I processi di revisione regolamentare in atto, quali ad esempio MiFID, il Regolamento ELTIF e la Direttiva AIFMD, a cui va aggiunta la stesura in atto delle norme tecniche da parte dell’ESMA in relazione al Regolamento Ue dei fornitori europei di servizi di crowdfunding per le imprese, offrono l’opportunità al regolatore europeo di rafforzare il ruolo ricoperto dagli investimenti finanziari dei privati a sostegno della crescita economica. “Perché questo possa accadere, è necessario che venga riconosciuta la peculiarità di una classe aggiuntiva di investitori, la classe “semi-professionale” che si affianchi a quella del cliente professionale su richiesta, che se ne distingua sotto il profilo oggettivo e di funzionamento e favorisca gli investimenti in questa nuova emergente asset class” continua Massari. Inoltre il quadro normativo in evoluzione evidenzia elementi di innovazione, come dice Emma Rita Iannaccone, funzionario Consob – divisione Intermediari. “Il Regolamento sul crowdfunding, adottato a giugno 2013 e successivamente modificato, ha ampliato la platea dei potenziali sottoscrittori di offerte di capitali on-line con l’obiettivo di accrescere il ruolo ricoperto dagli investimenti finanziari dei privati a sostegno dell’economia reale”.

Aumentano aziende e investitori qualificati

Guardando alle aziende quotate, anche in AIM la crescita è stata evidente. Le aziende sono passate da 77 nel 2016 a 138 nel 2021 (+79%), ricorda Anna Lambiase, CEO e fondatore di IR Top Consulting: “il numero di investitori qualificati è raddoppiato negli ultimi 5 anni con un investimento medio di circa 200 mila euro, mentre l’ammontare di raccolta complessiva in IPO delle aziende che ha superato i 3,9 miliardi di euro. Riteniamo che l’AIM possa rappresentare il mercato secondario per le startup che raccolgono capitali su piattaforme di equity crowdfunding e diventare un’opzione di exit per gli investitori accrescendo così la liquidabilità dell’investimento grazie alla ottime performance raggiunte. Inoltre, la recente conferma del credito d’imposta sui costi di IPO fino a 500.000 euro a favore delle PMI italiane permetterà alle stesse di accelerare il percorso di crescita con la quotazione in Borsa che sta canalizzando risorse finanziarie sull’economia reale”.

E-Novia, cases study

In questo contesto, l’esperienza di E-Novia rappresenta proprio un caso scuola. “Lo scorso anno Intesa Sanpaolo Private Banking ha offerto alla propria clientela la possibilità di aderire a una nuova soluzione di investimento nell’economia reale – racconta Roberta Sandrone, responsabile prodotti e servizi di investimento di Intesa Sanpaolo Private Banking. “Quella con E-Novia è stata la più importante operazione di equity crowdfunding mai realizzata in Europa, con quasi 8 milioni di euro raccolti e più di 230 adesioni. Tale successo è da leggersi in una duplice chiave: da un lato ha permesso ai nostri clienti di accedere a una soluzione innovativa in grado di diversificare il patrimonio e di generare nuove possibilità di performance; dall’altro l’iniziativa ha permesso di contribuire attivamente allo sviluppo economico del Paese, supportando aziende innovative e con ampi margini di crescita”.

All’incontro digitale hanno dato anche il loro contributo Antonella Grassigli, CEO e Co-founder di Doorway e Alessandro Scortecci di Cassa Depositi e Prestiti Venture Capital, che hanno sottolineato il momento di grande trasformazione nel settore, benché nello specifico il venture capital sia ancora un investimento sottostimato, con circa 600 milioni annui. “Vediamo segnali positivi, che ci permetteranno di raggiungere presto i 2 o 3 miliardi”, commenta Scortecci.