Dal bene rifugio alle azioni aurifere, perché il mercato continua a investire in oro

Gold
Anton Alexandru, Unsplash

La doppia natura dell’oro, a metà strada tra bene rifugio e strumento di diversificazione, ne fa un elemento centrale nelle strategie di investimento, soprattutto in fasi di incertezza geopolitica e monetaria. Negli ultimi mesi, diversi fattori hanno contribuito a ridisegnare lo scenario del metallo giallo, non soltanto a livello di prezzo, ma anche nell’andamento dei titoli legati alle società estrattive, che vivono una fase di rinnovata attenzione.

Nuovi massimi storici

Il prezzo dell’oro, che a fine agosto si era consolidato intorno a 3.300 dollari l’oncia, ha mostrato una relativa stabilità dopo una lunga fase di rialzo. La volatilità politica negli Stati Uniti, testimoniata dal recente caso delle tariffe temporaneamente annunciate e poi ritirate sull’importazione di lingotti, e l’escalation di tensioni tra Casa Bianca e Federal Reserve, aveva già dimostrato come i catalizzatori potenziali per un ulteriore movimento al rialzo fossero numerosi.

E se n’è avuta una prova negli ultimi giorni, con un nuovo record. Mark Haefele, chief investment officer di UBS Global Wealth Management, segnala che il valore dell’oro come presunto “bene rifugio” ha contribuito a spingere il metallo al suo 44° massimo storico mercoledì 8 ottobre. A sostegno hanno contribuito anche “il rinnovato ciclo di riduzione dei tassi negli Stati Uniti e le preoccupazioni sul valore a lungo termine del dollaro USA”. Il CIO ritiene che il rally non sia ancora terminato: “Ci si aspetta che i prezzi salgano fino a 4.200 USD/oz nei prossimi mesi e manteniamo la nostra valutazione ‘Attractive’ sull’oro nella nostra strategia globale”. 

Una crescita destinata a proseguire

Per Claudio Wewel, FX Strategist di J. Safra Sarasin, “l'oro dovrebbe continuare a salire sulla scia dei timori relativi alla sostenibilità fiscale e del debito negli Stati Uniti e in altri mercati sviluppati”. Il superamento della ‘soglia psicologica’ di 4 mila dollari l’oncia, spinge l’esperto a pensare che “che la domanda di oro si sposterà sempre più dai privati ai fondi pensione e ad altri asset manager”. A oggi, le allocazioni strategiche a lungo termine in oro rimangono ancora piuttosto basse, intorno all'1-2% dei portafogli, il che implica che l'oro rimane “sotto-rappresentato” nei portafogli. “Con l'oro che registrerà una performance stellare nel 2024 e nel 2025 – afferma Wevel –, questa situazione è destinata a cambiare, poiché il ‘costo opportunità di non detenere oro’ è cresciuto notevolmente”.

Società minerarie, valutazioni ancora ai minimi

Spostando lo sguardo al settore, tuttavia, secondo l’analisi di James Luke, gestore di Schroders, il settore aurifero è reduce da una lunga fase di sottovalutazione. Nonostante i prezzi dell’oro abbiano raggiunto infatti nuovi massimi storici, le azioni delle società minerarie hanno mantenuto valutazioni vicine ai minimi degli ultimi quarant’anni. Un paradosso, se si considera che i margini di flusso di cassa dei produttori sono oggi ai massimi di sempre, grazie alla combinazione di prezzi sostenuti del metallo e di un rallentamento nell’inflazione dei costi operativi. “Nel secondo trimestre del 2025, molte aziende hanno riportato risultati nettamente superiori alle stime, con una crescita del flusso di cassa libero di circa il 50% rispetto alle aspettative del consenso”, spiega l’esperto.

Nonostante ciò, l’interesse degli investitori occidentali è rimasto contenuto, con deflussi complessivi per oltre cinque miliardi di dollari dai fondi auriferi negli ultimi diciotto mesi. Questa mancanza di entusiasmo ha determinato un disallineamento evidente tra fondamentali e valutazioni di mercato, creando un’opportunità che Luke definisce ancora significativa.

La performance dei titoli auriferi non ha tenuto il passo con l'espansione dei margini di flusso di cassa

Fonte: Bloomberg, report aziendali, Schroders - agosto 2025.

Uno strumento di diversificazione

Al di là delle dinamiche settoriali, l’oro resta anche un pilastro nelle strategie multi-asset. Patrick Brenner, chief investment officer di Schroders, sottolinea come il metallo prezioso rappresenti oggi uno strumento di diversificazione imprescindibile: “L'oro rimane un importante strumento di diversificazione e il dollaro USA dovrebbe continuare a subire il peso delle preoccupazioni relative alle implicazioni a medio termine dell'attuale contesto politico”.

Indebolimento del dollaro

L’indebolimento strutturale del dollaro USA, alimentato dalle politiche fiscali espansive dell’amministrazione Trump e dalle tensioni sulla sostenibilità del debito federale, si combina con i timori di un’erosione dell’indipendenza della Federal Reserve. In questo contesto, i rendimenti reali in discesa offrono un ulteriore supporto al metallo, che si affianca ai listini azionari come asset privilegiato. Rispetto ad altre commodity, come l’energia, il quadro appare più solido: la stabilità dei prezzi e la domanda strategica di riserve ne consolidano il ruolo difensivo.

Le società minerarie tornano protagoniste

Parallelamente, l’analisi di Imaru Casanova, portfolio manager di VanEck conferma che le società minerarie aurifere stanno tornando a essere protagoniste. L’indice NYSE Arca Gold Miners ha registrato ad agosto un incremento di oltre il 21%, mentre le mid e small cap hanno fatto ancora meglio, con guadagni superiori al 23 per cento. Non si tratta soltanto di una reazione meccanica all’aumento del prezzo dell’oro, ma di una sovraperformance amplificata da fattori interni: utili record, riduzione dell’indebitamento, disciplina di capitale e maggiore attenzione al ritorno per gli azionisti.

L’insieme di questi elementi delinea un quadro complesso ma favorevole. L’oro beneficia di trend secolari legati alla fragilità fiscale e al nuovo ordine geopolitico, mentre le società estrattive mostrano fondamentali più solidi e disciplinati rispetto al passato.

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