Il mercato dovrà aspettare, almeno fino a ottobre. Il messaggio che passa dall’attesa conferenza stampa di Mario Draghi delude i molti che immaginavano qualche segnale di un cambio di marcia. O quantomeno un anticipo sulla direzione che da qui ai prossimi mesi la Bce potrebbe – o dovrebbe – prendere nel processo di riduzione del QE. I tassi restano invariati. La politica ultra accomodante continua. Anzi. Qualora ce ne fosse bisogno, Francoforte ribadisce che i 60 miliardi di euro di acquisti mensili, previsti fino a fine anno, andrebbero anche oltre. “Se l‘outlook diventa meno favorevole, o se le condizioni finanziarie diventano non compatibili con ulteriori progressi verso un aggiustamento sostenuto del percorso dell‘inflazione, il Consiglio direttivo è pronto a incrementare il programma in termini di importo e/o durata”, si legge nella nota che accompagna la decisione sui tassi. Insomma la forward guidance della Banca centrale resta immutata ma è chiaro, come dice Marco Palacino, managing director per l’Italia di BNY Mellon IM, “che la BCE sta valutando vari scenari e i pro e i contro di una fine graduale del piano di acquisti”.
Draghi prende tempo. Colpa dell'euro?

foto: autor ECB European Central Bank, Flickr, creative commons
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