Ecco la top ten dei gestori che comunicano meglio la responsabilità attraverso il brand

Marketing, Ecco la top ten dei gestori che comunicano meglio la responsabilità attraverso il brand
Diego PH, Unsplash

Di certo non bastano un logo e un sito web accattivanti per comunicare il proprio impegno per la sostenibilità attraverso il brand. È una regola dell’ABC del marketing che vale per tutti i tipi di aziende, case di gestione comprese. E nemmeno essere un big per patrimonio è determinante per essere accreditati tra le società che meglio esprimono attraverso il marchio i propri sforzi di incorporare gli ESG. Queste sono alcune delle considerazioni emerse a margine del lancio del Responsible Investment Brand Index (RIBI) 2021 realizzato dalla società di consulenza Hirschel and Kramer(H&K), indagine giunta alla sua quarta edizione e presentata durante il Fund Forum di Monaco. L’indice messo a punto da H&K valuta l'industria della gestione patrimoniale per la sua capacità di tradurre l'impegno per lo sviluppo sostenibile attraverso il marchio core di ogni gestore patrimoniale. Sono state prese in considerazione oltre 500 aziende a livello globale in una valutazione che tiene conto di due dimensioni chiave: il Commitment, ovvero cosa fa un asset manager in termini di investimento responsabile e Brand, ossia in che modo un’azienda proietta il proprio commitment nel marchio.

La top ten secondo il RIBI 2021

RankingSocietà
1.Federated Hermes International
2.AXA Investment Managers
3.Schroders
4.Candriam
5.NN Investment Partners
6.DPAM
7.Mirova
8.Etica SGR
9.BNP Paribas Asset Management
10.Sycomore Asset Management
RIBI 2021 di H&K

“Schroders e NN IP sono entrate nella top ten per la prima volta, mentre AXA IM, Candriam, DPAM e Mirova sono apparse tra le prime dieci per quattro anni consecutivi, un dato abbastanza consistente”, ha affermato Jean-Francois Hirschel. “È interessante notare che tutte le società sono europee. Ciò dimostra la maggiore sensibilità sul tema ESG di questa regione. Altro aspetto degno di nota è che c’è un mix eterogeneo di grandi gruppi generalisti e boutique specializzate, quindi gli investimenti sostenibili non dipendono dalle dimensioni di un’azienda ma dalla sua volontà e cultura”, ha detto.

“A prima vista, i risultati del RIBI 2021 indicano una dinamica ‘un passo avanti, due indietro’ per l'industria della gestione patrimoniale. Mentre si fanno grandi sforzi per incorporare consapevolmente i criteri ESG, solo un gestore patrimoniale su sei entra nell'ambita categoria Avant-Gardists, ovvero le società all’avanguardia nel comunicare l’impegno per la sostenibilità nel brand, mentre il maggior numero delle aziende rientra tra i ritardatari”, ha aggiunto Hirschel.

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Europa in vetta

Altro dato di interesse già emerso dal RIBI 2021 è che su base regionale l'Europa è in testa a livello globale, con un quarto dei gestori europei in grado di collegare in modo proficuo la loro ragione di essere (Purpose) alla generazione di rendimenti finanziari per gli investitori e al pensare consapevolmente al progresso della società nel suo complesso (un dato in aumento di quasi il 6% rispetto al 2020). Questo è in netto contrasto con la regione del Nord America, dove un numero uguale di aziende (quasi la metà) dichiara uno scopo, ma meno di due gestori patrimoniali su 10 stanno facendo lo sforzo per collegare le loro ambizioni agli obiettivi sociali. “Essendo la regione più grande sia in termini di numero di attori che di patrimonio totale in gestione, questo è motivo di preoccupazione”, ha detto Hirschel.

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“Per fare la differenza bisogna ricordare che dichiarazioni di intenti poi difficili da misurare sui fatti possono essere controproducenti per il brand. Così come un altro elemento essenziale è la trasparenza nel comunicare”, ha ribadito Hirschel. “C’è un grande sviluppo dei temi ESG nell’industria con un mercato che sta diventando sempre più affollato e in cui perciò risulta sempre più complesso per i gestori distinguersi”, ha concluso Markus Kramer.