Gli European long term investment fund (Eltif) si sono candidati, fin dalla loro nascita, come strumento ideale per veicolare la liquidità dei risparmiatori verso l’economia reale. E la spinta risulta maggiore oggi, in un contesto di mercato in cui la ricerca di asset alternativi si impone come risposta ai timori sull’inflazione (destinata a durare) e alla volatilità dei mercati. Introdotti a livello europeo nel 2015, e recepiti dal nostro ordinamento con il decreto legislativo n. 233 del 2017, hanno visto una partenza un po’ in sordina, compromessa in particolare dalla scarsa liquidità dello strumento. In Italia, in particolare, gli Eltif hanno trovato “terreno fertile” grazie alle norme e alla fiscalità sui fondi PIR alternativi, con la presenza di un beneficio fiscale per la detenzione dello strumento per almeno cinque anni. Queste ultime componenti hanno contribuito a qualificare il nostro come il primo Paese in Europa ad avere commercializzato lo strumento, attraendo il maggiore interesse da parte della clientela retail. Il primo Eltif a ottenere l’autorizzazione alla commercializzazione in Italia è stato l’Eurizon Italian Fund nel 2019, a oggi, secondo i dati resi disponibili da AIPB – Associazione Italiana Private Banking, sono 36 i fondi Eltif commercializzati in Italia (37 se si include nel computo il fondo lanciato da Pictet il 16 maggio 2022), mentre, stando al Registro dei gestori di fondi Eltif tenuto da Banca d’Italia, a fine aprile 2022 erano 11 gli asset manager iscritti (altri fondi commercializzati in Italia sono iscritti presso i registri delle rispettive autorità di controllo nazionali – NCAs).
ELTIF, l’Europa spinge sull’economia reale. Operatori e investitori si preparano al nuovo ciclo

Markus Spiske Unsplash
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