Il 2026 ha riportato i mercati emergenti al centro dell’attenzione degli investitori. Dopo anni segnati da dollaro forte, rialzo dei tassi reali statunitensi, rallentamento cinese e crescente frammentazione geopolitica, il primo semestre ha offerto un contesto più favorevole: biglietto verde più debole, flussi in ripresa, sostegno delle materie prime e forte contributo del ciclo dell’intelligenza artificiale. Ma proprio questo elemento impone una lettura selettiva. Il rialzo dell’asset class non è stato omogeneo: Taiwan e Corea del Sud hanno inciso in modo determinante, spinte dalla centralità dei semiconduttori nelle nuove catene del valore. La domanda, dunque, non è soltanto se gli emergenti siano tornati interessanti, ma quanto del rally sia strutturale e quanto resti ciclico. Se ne è discusso durante la Business Breakfast organizzata da FundsPeople il 30 giugno 2026. Dal confronto è emersa una visione articolata: il premio di crescita resta significativo, le valutazioni sono ancora interessanti rispetto ai mercati sviluppati, ma l’investitore deve andare oltre la semplice esposizione passiva all’indice. In un universo sempre più disperso contano qualità dei Paesi, posizionamento nelle supply chain, disciplina valutaria e capacità dei gestori di distinguere tra megatrend reali e concentrazione di breve periodo.
Emergenti, il rally corre tra struttura e ciclicità

Business Breakfast. Foto di Giulia Virgara per FundsPeople
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