Emergenti tra rally strutturale e fase ciclica

Business breakfast mercati emergenti. Foto Enrico Frascati per FundsPeople
Business breakfast mercati emergenti. Foto Enrico Frascati per FundsPeople

L’escalation in Medio Oriente ha rimesso la geopolitica al centro dei mercati, riportando volatilità su energia, valute e asset rischiosi proprio mentre gli investitori si interrogavano su un possibile allentamento monetario più ordinato. In questo contesto, i mercati emergenti sono tornati sotto osservazione da una doppia angolazione: da un lato restano più esposti degli sviluppati agli shock su petrolio, dollaro e flussi; dall’altro continuano a offrire un profilo di crescita che, almeno in aggregato, resta superiore a quello delle economie avanzate. Secondo il World Economic Outlook di aprile del Fondo Monetario Internazionale, le economie emergenti continuano a mostrare un solido potenziale di crescita: dopo il 4,3% del 2025 e una fase di assestamento nel 2026, le prospettive indicano una nuova accelerazione nel 2027, con una crescita stimata al 4,2%. I mercati emergenti non sono più soltanto una storia di costo del lavoro o disponibilità di materie prime, ma anche di tecnologia, manifattura avanzata e domanda interna. In questo contesto, i fund selector devono cercare di capire se il recente recupero dell’asset class abbia basi davvero più profonde o resti ancora legato al ciclo, ai flussi e al dollaro. Se ne è discusso nella prima parte della business breakfast di FundsPeople dedicata agli emergenti.

Questo è un articolo riservato agli utenti FundsPeople. Se sei già registrato, accedi tramite il pulsante Login. Se non hai ancora un account, ti invitiamo a registrarti per scoprire tutti i contenuti che FundsPeople ha da offrire.