L’escalation in Medio Oriente ha rimesso la geopolitica al centro dei mercati, riportando volatilità su energia, valute e asset rischiosi proprio mentre gli investitori si interrogavano su un possibile allentamento monetario più ordinato. In questo contesto, i mercati emergenti sono tornati sotto osservazione da una doppia angolazione: da un lato restano più esposti degli sviluppati agli shock su petrolio, dollaro e flussi; dall’altro continuano a offrire un profilo di crescita che, almeno in aggregato, resta superiore a quello delle economie avanzate. Secondo il World Economic Outlook di aprile del Fondo Monetario Internazionale, le economie emergenti continuano a mostrare un solido potenziale di crescita: dopo il 4,3% del 2025 e una fase di assestamento nel 2026, le prospettive indicano una nuova accelerazione nel 2027, con una crescita stimata al 4,2%. I mercati emergenti non sono più soltanto una storia di costo del lavoro o disponibilità di materie prime, ma anche di tecnologia, manifattura avanzata e domanda interna. In questo contesto, i fund selector devono cercare di capire se il recente recupero dell’asset class abbia basi davvero più profonde o resti ancora legato al ciclo, ai flussi e al dollaro. Se ne è discusso nella prima parte della business breakfast di FundsPeople dedicata agli emergenti.
Emergenti tra rally strutturale e fase ciclica

Business breakfast mercati emergenti. Foto Enrico Frascati per FundsPeople
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