La crisi tra Russia e Ucraina ha spinto i mercati azionari globali in un contesto estremamente difficile e ha messo in luce molte criticità, tra cui l'eccessiva dipendenza dell'Europa dai combustibili fossili russi. Ha anche causato un impatto economico più ampio, facendo salire i prezzi delle materie prime a livello mondiale. Si aperta così una fase di forti incertezze per il mercato dell’energia, con il rischio di passi indietro nel percorso di riduzione delle emissioni di carbonio e di transizione energetica a livello globale. Ne è un recente esempio il fatto che per fronteggiare la crisi i governi occidentali si siano mobilitati per assicurarsi fonti energetiche alternative, molte delle quali ancora legate ai combustibili fossili, facendo nuovamente affidamento alle importazioni di carbone o di gas naturale liquefatto. Ma secondo Alexandra Christiansen, portfolio manager del Nordea 1 – Global Climate Engagement Fund, non bisogna solo soffermarsi sui rischi e sulle difficoltà, al contrario sul lungo termine questa fase di incertezza potrebbe rappresentare un punto di svolta positivo.
La centralità dell’engagement con le aziende per il futuro green del pianeta

Alexandra Christiansen, immagine concessa (Nordea AM)
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