Il 61% dei family office globali ritiene che il ricorso alla leva finanziaria sia strategico o abbia un'importanza rilevante per gestire le esigenze delle famiglie clienti. In questo gli asset illiquidi, che compongono in media il 57% dei portafogli del segmento, svolgono un ruolo sempre più importante: due family office su tre li utilizzano proprio come leva. Il ricorso all'indebitamento è visto come un mezzo per aumentare la liquidità dei portafogli, un fattore ritenuto essenziale o positivo dal 76% dei gestori di patrimoni familiari quando si tratta di assumere decisioni d'investimento ponderate per il rischio.
I risultati emergono dall'indagine "Family office financing report 2025" di Deutsche Bank Wealth Management. Lo studio si fonda su un sondaggio che ha coinvolto 209 family office a livello globale, intervistati tra maggio e luglio 2025. Il 35% del campione gestisce portafogli con masse superiori al miliardo di dollari, e un altro 27% ha AuM tra 250 milioni e un miliardo.
La maggior parte dei family office considera la leva come un fattore importante per investire

Scorte di emergenza per momenti di volatilità
Il sondaggio mostra un orientamento dei family office sempre più favorevole alla creazione di linee di credito dedicate per le famiglie e garantite tramite asset poco liquidi. L'esigenza nasce da un contesto di elevata incertezza economica, in cui le strutture al servizio delle famiglie si pongono l'obiettivo di mantenere un "war chest", una scorta di liquidità per ogni evenienza. La leva viene usata sia in modo tradizionale per aumentare i rendimenti finanziari, sia per investire in modo opportunistico. "Preparare delle scorte di emergenza permette ai family office di ribilanciare e gestire la leva quando i prezzi di alcuni asset scendono", si legge nel report Deutsche Bank WM. Questo permette anche di cogliere le opportunità sugli asset in sofferenza, di supportare il business qualora altre linee di credito vengano a mancare, o di superare la volatilità di breve termine causata da fattori economici o geopolitici.
In alcune regioni, questo trend è più evidente che in altre, principalmente per via di differenze culturali: i family office di Hong Kong sono i più propensi a ricorrere alla leva, mentre in Germania la maggior parte (il 51%) non considera questo strumento come rilevante per gli investimenti.
Aumentare il debito, tra timori sui costi e resistenze culturali
In concreto, circa il 20% dei family office interpellati per il report ha di fatto incrementato la leva nel corso degli ultimi 12 mesi. La maggior parte, il 60%, l'ha mantenuta inalterata. E un altro 20% l'ha in realtà ridotta. Questa apparente discrepanza tra l'apprezzamento delle potenzialità strategiche del debito e la riluttanza a incrementarlo si spiega con una questione di tempismo. Gli esperti DB ritengono che molti family office si aspettino una fase di ribasso delle valutazioni azionarie. E che stiano rimandando alcune decisioni d'investimento in attesa di appurare che sia davvero così. Un'eventuale correzione del mercato potrebbe però stimolare un aumento delle richieste di finanziamento.
Ci sono poi dei timori che, potenzialmente, frenano il ricorso all'indebitamento. I principali sono relativi al costo dei finanziamenti (per il 55% dei family office), ai limiti sull'impiego e il rimborso del prestito (per il 41%), alla flessibilità delle clausole di tutela dei debitori (per il 21%) e ad altri fattori come la complessità operativa e le capacità del prestatore.
Investimenti in real estate e grandi operazioni
Quando la leva viene infine dispiegata, le finalità sono diverse. Ma nella maggior parte dei casi, il 74%, serve a investire in real estate. Su questo fronte vi è un bias dovuto alla composizione del campione, perché la maggior parte dei family office rispondenti (il 63%) serve famiglie attive proprio nel settore immobiliare. Il 23% delle famiglie usa la leva per investire in direct equity, il 20% per incrementare l'esposizione ai tradizionali investimenti liquidi, mentre un 29% si muove tra private equity, private credit e altri illiquidi. Il restante 9% investe in direct credit. Per i family office che seguono le esigenze di investitori più grandi e sofisticati, UHNWI e grandi aziende, la leva può essere uno strumento chiave per portare a termine operazioni straordinarie, investimenti di finanza strutturata, o anche per acquisire rapidamente e in modo flessibile la liquidità necessaria per un delisting dell'azienda tramite buyback del capitale sociale.
Il real estate resta la destinazione principale d'uso della leva finanziaria

L'indagine Deutsche Bank si sofferma anche sul tema degli asset illiquidi, che hanno assunto un peso crescente nei portafogli degli investitori. I family office che desiderano incrementare l'esposizione senza ridurre quella agli asset tradizionali "possono avere un incentivo a usare le posizioni esistenti sui mercati privati come leva, anziché venderle a condizioni meno favorevoli" per sbloccare la liquidità necessaria, commenta George Varoutsis, head of investment management, US & Europe international di Deutsche Bank Private Bank.
Private credit per aumentare i rendimenti
L'ultimo punto evidenziato dal report mostra un forte appetito da parte dei family office per il private credit: l'83% è pronto a erogare prestiti a terzi come forma di investimento, anche tramite club deal. Questo interesse è guidato principalmente dalla ricerca (e dall'aspettativa) di rendimenti elevati: circa la metà degli intervistati si aspetta un ritorno minimo del 10%, come contropartita per una liquidità inferiore rispetto a quella di un tradizionale bond.
Uno dei vantaggi del direct lending risiede anche nel fatto di sapere esattamente a chi si sta erogando il prestito, unitamente alla presenza di buone covenant di tutela dei creditori. Infine, molti family office potrebbero investire in private debit anche per motivi relazionali, e per ottenere un accesso privilegiato a opportunità di co-investimenti con nuovi partner.

