FIA riservati, ingresso a 100 mila euro per gli investitori non professionali

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Siyan Ren (Unsplash)

Una possibilità in più per gli investitori non professionali che intendono puntare sull’economia reale.  Il ministero dell’Economia e delle Finanze, con decreto 13 gennaio 2022 n. 19 pubblicato in GU il 15 marzo (entrerà in vigore allo scadere dei 15 giorni, il 30 marzo), ha apportato una modifica alla disciplina dei FIA riservati estendendo la possibilità di investire in questi veicoli anche alla clientela non professionale con una soglia di ingresso pari a 100 mila euro.

Nel pomeriggio di ieri 16 marzo, Assogestioni ha sottolineato come il MEF abbia, così, accettato la proposta dell’associazione che prevede, oltre all’abbassamento della soglia di ingresso da 500 mila a 100 mila euro, anche la valorizzazione del servizio di consulenza finanziaria finalizzata a garantire il corretto livello di tutela dei clienti risparmiatori. “In un contesto caratterizzato dalla necessità di forti investimenti in economia reale, il fatto che chi ha più capacità di risparmio, con una serie di tutele, possa investire in strumenti come i Fia riservati può rappresentare un’opportunità tanto per il risparmiatore quanto per il sistema economico nel suo complesso”, ha commentato Fabio Galli, direttore generale di Assogestioni.

La proposta già nel 2020

I Fia comprendono i fondi diversi dagli Ucits come i fondi hedge, il private equity, il venture capital e strategie che fanno ampio uso di derivati, come i managed future. La proposta di aprire una “nuova categoria di investitori per i FIA riservati” risale a giugno del 2020 quando il MEF aveva aperto una consultazione (chiusa a luglio dello stesso anno). Fino a ieri questi strumenti erano destinati (al di fuori del perimetro degli istituzionali) alla clientela upper-affluent e private, altamente patrimonializzata e in grado di sopportare il rischio legato a impieghi illiquidi nei mercati non quotati. Anche l’AIFI, l’associazione di categoria degli operatori in private equity, private debt e venture capital, in sede di consultazione aveva chiesto la possibilità di abbassamento della soglia ma non necessariamente accompagnato dal regime di consulenza. Sulla stessa linea si era espressa, nell’estate di due anni fa, anche AIPB indicando l’opportunità di abbassare il limite minimo di investimento mantenendo, al contempo, il limite di concentrazione nel portafoglio finanziario complessivo (ma con una soglia fino al 20%).  “Dopo quasi due anni viene riconosciuto ai clienti non professionali di sottoscrivere FIA riservati qualora investano almeno 100 mila euro, abbiano un portafoglio finanziario di almeno 1 milione di euro (ricavabile dal limite massimo del 10% di concentrazione) e siano assistiti in consulenza", commenta Luca Zitiello, managing partner di Zitiello Associati che sottolinea come in gestione patrimoniale sia sufficiente l'investimento minimo iniziale di 100 mila euro. "In Italia si riconosce l'esistenza di un'autonoma categoria di clienti, quelli di Private Banking, come target market positivo. Finalmente, un nuovo modo intelligente per finanziare l'economia reale”.

La normativa

Il decreto del MEF interviene sull’articolo 14 del DM 30/2015 che consentiva l’accesso a investitori professionali (banche, Sgr, Sicav, fondi pensione, imprese di assicurazione, fondazioni bancarie e persone fisiche e giuridiche in possesso di specifica competenza ed esperienza in operazioni in strumenti finanziari, espressamente dichiarata per iscritto) e agli investitori non professionali con quote o azioni per un importo non inferiore a 500 mila euro.

Le modifiche al DM 30/2015, come detto, consentono la partecipazione ai FIA italiani riservati anche agli investitori non professionali con investimento minimo non inferiore a 100 mila euro non frazionabile e con un limite di concentrazione (per tutti gli investimenti in FIA riservati) pari al 10% del proprio portafoglio finanziario, che effettuano l'investimento nell'ambito della prestazione del servizio di consulenza in materia di investimenti, nonché ai soggetti abilitati alla prestazione del servizio di gestione di portafoglio che, nell'ambito di detto servizio, sottoscrivono ovvero acquistano quote o azioni del Fia per un investimento minimo iniziale non inferiore a 100 mila euro per conto di investitori non professionali.

“La soglia di 100mila euro coincide con quella prevista nel Regolamento Euveca ed Eusef per la definizione dell’investitore semi-professionale”, spiega Roberta D’Apice, direttrice affari legali di Assogestioni. “L’obbligo di effettuare l’investimento nell’ambito della prestazione del servizio di consulenza è volto ad assicurare l’applicazione della valutazione di adeguatezza prevista dalla MiFID II”. Altro elemento qualificante della proposta di Assogestioni accolta dal Mef è quello di considerare una definizione di portafoglio finanziario dell’investitore ‘allargata’, comprensiva cioè non solo degli strumenti finanziari e dei depositi bancari (inclusi i conti correnti), ma anche dei prodotti d’investimento assicurativi, “rappresentando questi prodotti una componente rilevante del patrimonio finanziario degli investitori italiani”, specifica in conclusione D’Apice.