Focus su aziende e modelli di business per sovraperformare nel 2021

Mark Nichols e Mark Heslop, co-gestori del fondo Jupiter European Growth di Jupiter AM

“Le grandi aziende possono navigare gli alti e i bassi dei mercati. Qualunque sia la nostra opinione personale sulle prospettive economiche generali per il 2021, non cambia la nostra convinzione sulle migliori aziende su cui investire nel lungo periodo”. Mark Heslop e Mark Nichols, co-gestori del fondo Jupiter European Growth di Jupiter AM, prodotto con doppio rating Preferito dagli Analisti (A) e Consistente (C) FundsPeople, hanno una bussola molto precisa per affrontare l’anno alle porte alla luce delle esperienze del recente passato.

“Il 2020 ha evidenziato i rischi di riporre troppa fiducia nelle proiezioni economiche o nelle aspettative del mercato. Abbiamo scelto di non passare il tempo a cercare di fare previsioni sulle attività economiche o sulle valutazioni degli indici. Ci concentriamo invece sulle aziende, sui modelli di business e sulle tendenze di lungo periodo e sulle opportunità di crescita. In definitiva, le grandi aziende possono navigare i cicli economici, sia gli alti che i bassi, meglio di quelle mal gestite o indifferenziate”, affermano.

Restano ovviamente, nella visione dei gestori, alcuni quesiti che è necessario affrontare guardando al futuro e riguardano i cambiamenti di lungo periodo portati dalla pandemia da Covid-19, rapporto tra Growth e Value, tassi di interesse e spinte alla deglobalizzazione.

Il mondo dopo i lockdown

“Molte, anzi, la maggior parte, delle attività saranno più o meno uguali post-lockdown rispetto a com’erano prima del Covid-19. Le persone torneranno nei loro uffici, torneranno nei ristoranti e nei bar e si recheranno all’estero in vacanza. Ma le persone e le imprese hanno imparato molto su se stesse negli ultimi 12 mesi”, sostengono Heslop e Nichols.

In particolare, le tendenze accelerate nel corso del 2020 riguardano, secondo gli esperti, la digitalizzazione, tanto in ambito lavorativo che finanziario. Centrale sarà dunque individuare quelle aziende posizionate per adattarsi a questi cambiamenti e coglierne le opportunità.

Anche l’ambito delle infrastrutture e quello dell’economia verde sono due comparti previsti in crescita per effetto dei massicci stimoli fiscali che caratterizzano il mondo post Covid-19. “La disoccupazione e l’accumulo di debiti saranno probabilmente due eredità durature del 2020. Ci aspettiamo che ciò si traduca in un’estensione pluriennale di stimoli monetari potenziati (denaro a basso costo) e massicci investimenti da parte dei governi. Ci si può aspettare che le aziende contribuiscano a far quadrare i bilanci pubblici, soprattutto aumentando la tassazione per le impopolari inquinatrici e le aziende tecnologiche di consumo”, specificano.

Value o Growth?

Una domanda ampiamente dibattuta dagli investitori, ma ritenuta da Heslop e Nichols “in qualche modo priva di significato”. “I titoli Value (società i cui prezzi delle azioni sembrano relativamente più economici) e quelli Growth (società i cui ricavi crescono relativamente più velocemente) non si escludono necessariamente a vicenda. Ci piacciono le aziende il cui potenziale di generazione di flussi di cassa a lungo termine è sottovalutato e che quindi sono trascurate dal mercato. Ci piacciono anche le aziende che hanno opportunità di crescita, perché hanno il maggior potenziale di aumentare il valore per gli azionisti. Il dibattito tra Value e Growth è di solito incentrato sul rapporto tra il prezzo e l’utile (P/E) di un’azienda e sul suo confronto con la sua media storica. Crediamo fermamente che il P/E sia un indicatore di valutazione imperfetto perché non tiene conto delle diverse prospettive di crescita delle aziende, della loro intensità di capitale o di eventuali variazioni del tasso risk free”, spiegano i gestori del Jupiter European Growth.

Cosa succederà ai tassi di interesse?

La domanda più importante è se i tassi di interesse aumenteranno e quali saranno le conseguenze di tale aumento? Mantenendosi fedeli alla volontà di non fare previsioni, i due esperti offrono le seguenti osservazioni:

  • È probabile che l’aumento della disoccupazione e l’eccesso di capacità nelle economie globali limitino l’efficacia dell’abilità delle banche centrali di rilanciare l’inflazione;
  • Il costo del debito dovrà essere mantenuto basso se si vuole che i governi siano in grado di far fronte alla rapida crescita del debito;
  • Un contesto di tassi crescenti indica probabilmente un miglioramento dell’attività economica e dell’inflazione, e anche se questo può essere positivo per la capacità di pricing delle aziende, i prodotti indifferenziati continueranno a essere costretti a competere sui prezzi e faticheranno a fornire margini interessanti. Le forze disruptive continueranno ad essere tali, e le aziende zombie saranno probabilmente lasciate libere di morire.

“Un contesto di tassi di interesse in aumento”, completano sul punto, “cambierebbe l’attrattività relativa delle singole società che vogliamo detenere, ma non cambierebbe il pool di società che vogliamo avere”.

De-globalizzazione

“Sebbene la maggior parte delle aziende in cui investiamo vendano i loro prodotti e servizi al di fuori del loro territorio nazionale, ci aspettiamo che la maggior parte di esse sia relativamente protetta da interferenze politiche a breve termine”. La pressione sulla catena del commercio globale è arrivata da più parti nell’ultimo biennio: rapporti USA-Cina, Brexit, tensioni geopolitiche e ascesa dei movimenti populisti.

Secondo Heslop e Nichols, le preoccupazioni sulla crescente potenza e influenza della Cina e sulla sostenibilità a lungo termine del progetto europeo continueranno a influenzare l’agenda e potrebbero dar luogo a ulteriori politiche protezionistiche, ma non è realistica la prospettiva di un completo smantellamento del commercio globale. Ancora una volta è essenziale la valutazione puntale della singola impresa e dello specifico modello di business.