Nell’attuale contesto dei mercati azionari globali, esposti alle variabili dei dazi e a sviluppi geopolitici incerti i gestori si affidano alla bussola dei megatrend per individuare le migliori opportunità di investimento. Demografia, e-commerce, nuova mobilità, innovazione sanitaria e cloud computing tra i settori che nel lungo termine presentano le maggiori prospettive di crescita. A loro volta i fund selector guardano a strategie in grado di riportare performance stabili e costanti nei vari cicli di mercato. Nel corso dell’ultimo Fund Selector Talks organizzato da FundsPeople lo scorso 18 marzo asset manager e fund selector si sono confrontati sulle tendenze in atto nei listini azionari globali e sulle strategie meglio posizionate per coglierne appieno il potenziale.
Fondi azionari globali, stile di investimento e stabilità della performance guidano il processo di selezione

La strategia Echiquier World Equity Growth di LFDE ha individuato 5 megatrend: demografia, e-commerce, new mobility, innovazione sanitaria, consumi dei mercati emergenti e cloud computing. I temi spiega il gestore Louis Bersin sono anche connessi tra di loro. L’invecchiamento della popolazione richiede maggiori investimenti nell’innovazione per incrementare la produttività e ridurre barriere all’ingresso per le aziende, come il caso dell’e-commerce che ad esempio riduce le barriere per i beni di consumo. Ricorrendo all’innovazione del cloud computing poi, le aziende possono incrementare la loro efficienza rimpiazzando server spesso poco utilizzati e costosi. Il tema dell’invecchiamento della popolazione, a sua volta, spinge la domanda di soluzioni mediche innovative e di investimenti nella robotica. Su un altro fronte, quello della mobilità, la robotica presenta interessanti opportunità di crescita nel segmento della guida autonoma. “Infine, riteniamo che in alcuni mercati emergenti selezionati, la struttura demografica sia opposta a quella dei mercati sviluppati. E in tal caso, siamo aperti a investire in alcuni settori, che in Europa ad esempio non avremmo preso in considerazione come banche, assicurazioni, beni di consumo primari che nei mercati sviluppati a differenza di quelli emergenti, non sono considerati settori ad alta crescita”, spiega Bersin.
1/5Nella selezione dei fondi azionari globali, Alicanto Capital si lascia guidare principalmente dallo stile di investimento e dalle performance passate. “In quest’ottica, siamo portati a scegliere soprattutto fondi che abbiano un focus su titoli growth che in generale hanno dimostrato di saper riportare importanti sovraperformance”, commenta Carlo Vedani, AD e gestore patrimoniale. Inoltre, la società mostra una preferenza per i fondi con elevati livelli di concentrazione. “Selezionando il gestore giusto si possono riportare grandi perfomance. Per esporsi su portafogli azionari con un alto tasso di dispersione, invece, sarebbe preferibile riccorrere a ETF che sono anche meno costosi”, commenta.
2/5Per Corrado Ciavattini, responsabile Area Multi-Asset e Multi-Manager di Ersel Asset Management, optare per un fondo globale anziché uno regionale o focalizzato su un singolo Paese può comportare il rischio di sacrificare un certo grado di specializzazione e di approfondimento nell’analisi, a causa della maggiore ampiezza del mercato di riferimento. Per compensare questo rischio occorre quindi soffermarsi su quello che un fondo globale può offrire di più. “Una caratteristica imprescindibile è quella che, nel processo di investimento, le analisi di carattere fondamentale (sia top down che bottom up) abbiano effettivamente un respiro globale, permettendo quindi di cogliere le opportunità laddove offrano un potenziale maggiore, ma anche di comprendere e sfruttare dinamiche globali (settoriali o industriali ad esempio) che possono sfuggire a gestori più focalizzati su una singola area”, spiega.Nella costruzione dei portafogli, la società predilige un approccio barbel: da un lato fondi passivi dall’altro fondi fortemente attivi, svincolati dai benchmark e capaci di generare alpha e giustificare quindi un più elevato profilo commissionale.
3/5“Il nostro focus resta sulla costante persistenza della performance”, commenta Elisabetta Micheli senior analyst and portfolio manager del team Multimanager Investments di Eurizon Capital. Altri elementi fondamentali a cui guardare sono la definizione dell’universo investibile e lo stile di investimento che influenzano la composizione finale del portafoglio e il peso della singola posizione in termini assoluti e relativi. “Valutiamo l’impatto complessivo di questi fattori in termini di volatilità, preferendo strategie con bassi livelli di tracking error”. Per questo motivo, aggiunge l’esperta, “abbiamo difficoltà a prendere in considerazione fondi con alti livelli di concentrazione in quanto tendono ad essere più soggetti ad oscillazioni più ampie di performance nei vari cicli di mercato”.
4/5Generali Investments prende in considerazione diversi elementi tra cui la dimensione del fondo, almeno 100 milioni, per evitare eccessiva concentrazione e rischi legati alla liquidità, così come il track record che deve essere di almeno 3 anni. “Nel nostro processo di selezione evitiamo fondi con un elevato livello di concentrazione perché eccessivamente rischiosa soprattutto nel contesto attuale in cui la volatilità è così marcata. Preferiamo performance che siano più stabili nel tempo”, spiega Beatrice Gini, fund selector della società. La diversificazione guida quindi l’allocazione geografica e settoriale. Dal punto di vista geografico, un altro elemento importante a cui guadare, spiega Gini, è il peso degli Stati Uniti. “Lo scorso anno, ad esempio, abbiamo osservato come i fondi azionari globali che avevano un sottopeso sugli USA siano stati fortemente penalizzati”. A livello di settori, aggiunge l’esperta, c’è una preferenza verso segmenti anticiclici come healthcare, utility e telecomunicazioni. Per quanto riguarda invece i fattori ESG, la società adotta un approccio di esclusione.
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