“Il tema della sostenibilità è diventato una strada lunga, difficile, a volte demagogicamente impopolare, ma è una strada obbligata”. In apertura del Transition Investment Forum, organizzato il 22 aprile a Roma dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, il presidente Alberto Brambilla fa una riflessione sull’andamento dell’ESG, che (come il welfare) ha la sua “culla” in Europa. E questo concetto si riflette anche sulle masse investite che, nonostante nel 2025 abbiano registrato oltreoceano disinvestimenti per 84 miliardi di dollari (fonte Morningstar), continuano a vedere il Vecchio Continente come fortemente impegnato, con l’85% degli investimenti ESG globali (gli USA hanno soltanto il 9%). “Il blacklash ESG è reale ma i dati raccontano una storia diversa”, afferma nel suo intervento Camilla Bossi, associate director - client relations Morningstar Sustainalytics. “I numeri globali restano impressionanti a livello di AuM ESG (3.700 miliardi di dollari a fine settembre 2025), con il 61% degli asset owner che continua a ritenere che gli ESG siano parte del loro dovere fiduciario”.
Gli investimenti ESG degli istituzionali alla prova del nuovo scenario (e delle semplificazioni normative europee)

Transition Investment Forum, foto FundsPeople
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