Semplificare l’accesso ai mercati privati attraverso un unico portafoglio diversificato a livello globale, che investe in tutte le principali asset class non quotate: private equity, infrastrutture, real estate e credito privato. È questo l’obiettivo del Global Private Markets Fund (GPMF) di Aberdeen Investments, un fondo che si distingue anche per il suo solido track record, essendo stato lanciato nel 2018, ben prima del boom dei mercati privati degli ultimi anni.
“Pochi strumenti sul mercato offrono accesso all’intero spettro dei mercati privati a livello globale tramite un’unica soluzione”, afferma Nalaka De Silva, head of Private Markets Solutions di Aberdeen Investments, intervistato da FundsPeople. “Il fondo è concepito infatti come una one-stop solution, per ottenere in modo semplice e diretto una diversificazione completa nei mercati privati, beneficiando di un’esposizione a oltre 3.100 società e progetti privati. Ma può essere sfruttato anche come un building block core, ovvero una base solida su cui costruire un’allocazione più ampia nei mercati non quotati, cercando di diversificare e di mitigare la J-curve”, aggiunge.
Una struttura flessibile, senza barriere all’ingresso
Il GPMF è un fondo aperto ICAV, domiciliato in Irlanda, e si basa su una combinazione di investimenti primari in fondi e co-investimenti. Attualmente quasi il 50% del portafoglio è allocato in private equity, con strategie che includono buyout, growth capital e venture capital, puntando su aziende innovative e in crescita. Il 30% è investito in infrastrutture economiche e sociali (trasporti, energia, utilities), con attenzione alla visibilità dei flussi di cassa e alla protezione dall’inflazione. Il private credit rappresenta circa il 6%, includendo prestiti diretti, venture debt e situazioni speciali. La componente real estate e risorse naturali, pari al 9%, offre esposizione a immobili core, value-add e opportunistici, oltre che ad asset come agricoltura, acqua e risorse naturali. Infine, una quota del 7% è detenuta in strumenti liquidi, per conferire al portafoglio una maggiore flessibilità tattica.
“Un investitore che volesse costruire autonomamente un portafoglio simile dovrebbe selezionare singolarmente le operazioni o i progetti, individuando aree geografiche, settori e mercati. Si tratta di un processo complesso e oneroso, persino per i grandi investitori istituzionali. Di conseguenza, per i nuovi investitori privati che si affacciano a questo mondo, risulta ancor più difficile, se non del tutto impraticabile”, spiega De Silva.
“Noi invece volevamo abbattere le barriere all’ingresso, semplificando l’accesso a questo tipo di investimenti. Abbiamo quindi creato una struttura che consente allocazioni trimestrali nel fondo e, a differenza dei tradizionali veicoli sui private markets, offriamo un meccanismo flessibile di sottoscrizione e rimborso, senza periodi di lock-up”, sottolinea.
Un processo disciplinato e un focus sui megatrend
Il primo passo nella costruzione del portafoglio è la definizione dell’asset allocation. “Attraverso un’intensa attività di ricerca, sviluppiamo la nostra view proprietaria sui mercati privati, analizzando valutazioni, flussi di deal e trend principali”, spiega De Silva. La seconda fase consiste nell’implementazione del modello e nella selezione degli investimenti. Per compiere quest’operazione, il team di gestione del fondo può far leva sull’expertise Aberdeen Investments nei mercati privasti. La società gestisce circa 180 miliardi di dollari in asset alternativi, che includono hedge fund, soluzioni multi-manager e investimenti diretti in infrastrutture e real estate in Europa. Inoltre, dispone di una rete globale che comprende tra i 300 e i 400 partner (GPs o gestori), collaborando così con i migliori operatori di private equity e venture capital a livello internazionale. Il processo è supportato dal framework proprietario di gestione del rischio PRISM (Private Investment Sensitivity Model), sviluppato insieme a ricercatori accademici dell’Università di Cambridge e sulla base dell’esperienza accumulata anche nel settore assicurativo. “Questo approccio sistematico e disciplinato ci permette di valutare con precisione i rischi nei mercati privati, elemento per noi cruciale nella selezione degli investimenti”, sottolinea De Silva.
Altro elemento distintivo è l’ottica di lungo periodo, con un focus sui modelli di business capaci di interpretare i grandi trend di trasformazione economica. “La nostra tesi di lungo termine si fonda su tre temi: tecnologia, demografia e sostenibilità. Siamo stati tra i primi investitori nei pagamenti digitali, in realtà come Stripe e Wise, prima ancora che diventassero unicorni. Abbiamo investito con nomi di riferimento nel venture capital tech, come Andreessen Horowitz e Index Ventures, accedendo per tempo anche alla tematica dell’intelligenza artificiale”, racconta De Silva.
“Sappiamo, però, che il venture capital comporta rischi elevati. Per questo, altre componenti del portafoglio, come le infrastrutture o il credito privato, servono a bilanciare il profilo rischio/rendimento. Ed è proprio grazie a questo mix che il GPMF ha potuto offrire una crescita annua stabile attorno al 10%, con circa la metà della volatilità rispetto ad altre asset class”, afferma.
Una soluzione “chiavi in mano” per entrare nei private markets
“Nell’ultimo decennio è cresciuta l’esigenza di diversificare i portafogli oltre le asset class tradizionali, sia per ottenere rendimenti aggiuntivi, sia come strumento di gestione della volatilità. Questo trend ha spinto sempre più investitori privati ad avvicinarsi ai private markets. Questa è la vera essenza della cosiddetta democratizzazione dei mercati privati”, osserva l’esperto. “Il Global Private Markets Fund può rappresentare una soluzione semplice ed efficace per i nuovi investitori che vogliono entrare in questo mondo. Una proposta ‘chiavi in mano’, che include già un portafoglio globalmente diversificato con alcune delle migliori opportunità in un comparto in forte espansione”, spiega De Silva. “L’attuale contesto di tassi d’interesse più elevati che in passato favorisce valutazioni interessanti e rappresenta un buon punto d’ingresso nei settori del private equity, infrastrutture, real estate e risorse naturali, offrendo anche l’opportunità di cogliere operazioni ad alto potenziale nei mercati del private credit”, conclude.







