Gli investitori hanno un ruolo decisivo per la buona riuscita e lo sviluppo di questa "filiera" sostenibile. Come sappiamo, è aumentato l'interessa da parte del cliente finale che sia esso retail o istituzionale. La domanda principale però che in molti si pongono tutti resta comunque una: quale sarà l’impatto sui rendimenti? "A lungo termine la risposta rappresenta una incognita vista la mancanza di dati storici sugli indici e il contesto di investimento in rapida evoluzione. Oggi la relazione tra punteggio ESG e rating creditizio tende a essere positiva, quindi un portafoglio più sostenibile è tipicamente caratterizzato da un rating di credito più alto e da un profilo di rendimento leggermente più basso rispetto a un prestito "medio" nell’universo più ampio" spiega l'esperta di M&G. Questo aspetto però dovrebbe cambiare in futuro, "quando un numero maggiore di emittenti – tipicamente realtà più piccole e meno consolidate con rating di credito più bassi – implementeranno nuovi standard di rendicontazione ESG. Quest’anno abbiamo già osservato notevoli progressi. Poiché il rischio di transizione, sia fisico che legato al mercato, è in primo piano per gli investitori, riteniamo che il nostro fondo sia ben posizionato, con un rischio di ribasso inferiore nel lungo termine e valutazioni aziendali più solide. Detto questo, dato il tipico orizzonte d’investimento di 5-7 anni del mercato dei prestiti, è improbabile che l’impatto relativo di un tale posizionamento si manifesti nel breve termine" conclude.
Hagdrup (M&G): "La sostenibilità investe anche il mercato dei prestiti"

Fiona Hagdrup. Foto ceduta (M&G).
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