I fondi mobiliari portoghesi come strumento di attrazione dei capitali esteri e sostegno all’economia nazionale

Ullisan, Flickr, Creative Commons
Ullisan, Flickr, Creative Commons

I programmi di cittadinanza e residenza legati all’investimento stanno affrontando un crescente giro di vite. A intensificare l’attenzione è stata la recente sentenza della Corte di Giustizia dell’UE, che ha dichiarato illegittimo il regime maltese di cittadinanza per investimento: concedere la naturalizzazione in cambio di contributi economici o investimenti, in assenza di un legame effettivo con il Paese, rappresenta una violazione delle norme comunitarie e del principio di cooperazione leale. Bruxelles, del resto, da tempo mette in guardia sui rischi associati a questi meccanismi, che possono agevolare corruzione e riciclaggio, compromettere la sicurezza, incentivare l’evasione fiscale e minare la stabilità della governance macroeconomica.

In Portogallo, il regime di Autorização de Residência para Investimento (ARI), noto più comunemente come "golden visa", è stato introdotto nel 2012 con l'obiettivo di attrarre capitali internazionali. A differenza dei programmi di cittadinanza per investimento, l'ARI non concede la cittadinanza, ma un permesso di soggiorno temporaneo. Inizialmente orientato in larga misura verso il settore immobiliare, il programma è stato successivamente identificato come uno dei fattori che hanno contribuito all’aggravarsi della crisi abitativa in Portogallo.

Per contenere questi effetti, nell’ottobre del 2023 il governo ha varato il programma Mais Habitação, volto a riequilibrare il mercato e indirizzare i capitali esteri verso ambiti ritenuti più strategici. Tra le modifiche più rilevanti, è stata esclusa la possibilità di investire nel comparto immobiliare ai fini dell’ottenimento del permesso di soggiorno. Al contrario, sono state incentivate altre forme di investimento, tra cui spiccano la sottoscrizione di fondi di capitale di rischio e fondi di investimento con caratteristiche specifiche.

Attualmente, quindi, tra le opzioni disponibili per ottenere un permesso di soggiorno per investimento in Portogallo, vi è la possibilità di investire almeno 500 mila euro nell’acquisto di quote di fondi di capitale di rischio o di fondi di investimento, purché non collegati al settore immobiliare. Tali fondi devono avere sede in Portogallo ed essere specializzati nella capitalizzazione di società commerciali portoghesi, con almeno il 60% del capitale investito in imprese locali. L’investimento deve essere mantenuto per un periodo minimo di cinque anni.

Tratto dalla rivista FundsPeople n. 94.

Conseguenze positive per il mercato locale

Tra i segnali più evidenti dell’impatto della nuova configurazione normativa, Pedro Lino, CEO di Optimize Investment Partners, sottolinea il “notevole aumento” dell’interesse da parte degli investitori per l’Optimize Portugal Golden Opportunities Fund, uno dei dieci fondi mobiliari nazionali attualmente eleggibili ai fini del golden visa, istituito proprio per intercettare questa nuova domanda. Secondo il responsabile della società, i benefici per il mercato portoghese sono “decisamente positivi”. L’afflusso di capitali verso questi veicoli contribuisce a rafforzare il posizionamento delle imprese, facilitando la loro capitalizzazione e aprendo la strada a potenziali nuove quotazioni in borsa. Lino evidenzia poi la solidità del mercato domestico, sottolineando la presenza di “ottime società quotate, ben gestite, altamente redditizie e caratterizzate da una notevole stabilità”.

Da quando, verso la fine del 2023, i fondi mobiliari con le caratteristiche richieste sono stati inclusi tra le opzioni eleggibili ai fini del golden visa, i dieci prodotti coinvolti hanno già raccolto oltre 150 milioni di euro. Ma le prospettive di crescita sono ben più ambiziose. Secondo Lino, nel corso del prossimo anno questi strumenti potrebbero attrarre oltre un miliardo di euro, grazie anche al contesto macro favorevole. “Il Portogallo – osserva – è un mercato molto stabile, soprattutto se confrontato con l’incertezza che domina lo scenario internazionale”.

L'esperienza spagnola: l'inizio e la fine del golden visa

Il Programa de Residencia para Inversores y Emprendedores (PRIE), noto come “golden visa” e approvato nel 2013 in piena crisi economica per canalizzare capitali verso l’economia reale, è stato abrogato il 3 aprile 2025. La misura prevedeva il rilascio di un permesso di soggiorno a cittadini extra-UE che effettuassero investimenti significativi in attività finanziarie o immobiliari. Le opzioni finanziarie comprendevano: due milioni di euro in titoli di debito pubblico spagnolo; un milione in azioni o partecipazioni di imprese spagnole con attività reale; un milione di euro in fondi di investimento, fondi chiusi o fondi di capitale di rischio con sede in Spagna; oppure un milione in depositi bancari presso istituti finanziari spagnoli. Tuttavia, l’opzione nettamente prevalente è stata quella immobiliare: secondo i dati del governo spagnolo, il 94% dei visti è stato rilasciato per l’acquisto di abitazioni, mentre solo il 6% è derivato da investimenti in strumenti finanziari.

La decisione della Corte di Giustizia dell'UE influenzerà il regime golden visa in Portogallo?

A differenza del modello maltese, il golden visa portoghese non prevede l’ottenimento diretto della cittadinanza, ma esclusivamente un permesso di soggiorno temporaneo, subordinato alla realizzazione e al mantenimento di un investimento nel Paese per almeno cinque anni. Come spiegano Carlos Couto e Chen Chen, rispettivamente associate coordinator e associate dello studio legale Vieira de Almeida, durante la validità del permesso è prevista una verifica regolare dei requisiti di eleggibilità, senza che sia contemplata alcuna concessione automatica della cittadinanza.

Al termine del quinquennio, e solo in presenza dei requisiti previsti dalla normativa generale, il titolare del golden visa può presentare domanda per la cittadinanza portoghese secondo le regole ordinarie della legge sulla cittadinanza, senza alcuna corsia preferenziale. Rogério Fernandes Ferreira, fondatore dello studio RFF Advogados, conferma che si tratta di percorsi giuridici distinti, regolati da normative diverse: da un lato, la cittadinanza è disciplinata dalla legge dedicata, dall’altro, il golden visa rientra nella legge sull’ingresso e l’uscita degli stranieri. Nonostante alcune similitudini formali, le implicazioni nei singoli Paesi sono diverse. Alla luce di ciò, afferma l’esperto, non è possibile trarre conseguenze immediate per il caso portoghese da questa importante pronuncia europea.