Nel corso degli ultimi anni, sia i valori del patrimonio in gestione sia il reale numero di fondi sovrani sono cresciuti notevolmente. Alla fine del 2013, il portfolio delle attività dei 69 fondi sovrani esistenti sono cresciute fino a 6,3 mila miliardi di dollari Usa, dai 500 miliardi del 1995. Circa un terzo di questi fondi è partito tra il 2000 e il 2013. Il business delle materie prime, soprattutto dell’esplorazione petrolifera, rappresenta il 61% dei loro ricavi. Se si vanno a guardare gli ultimi vent’anni, i fondi sovrani hanno generato ottime performance e si sono diffusi in maniera molto più forte. E oggi sono considerati tra le più ricche fonti di capitale a sostegno dei mercati finanziari. È quanto emerge anche dall’ultimo White Paper pubblicato da Deutsche Asset & Wealth Management (Deutsche AWM). Gli autori, Valeria Miceli professoressa di economia dei mercati finanziari all’Università Cattolica di Milano e Asoka Woehrmann, CIO di Deutsche Asset & Wealth Management (Deutsche AWM), fanno sapere che “grazie al loro orizzonte di investimento di lungo termine e all’esposizione a un rischio più elevato, i fondi sovrani si comportano spesso come investitori anticiclici”. In quanto tali, investono anche nelle fasi di mercato in discesa e in asset scarsamente liquidi per trarre vantaggio dalla futura risalita dei prezzi e della liquidità. “Di conseguenza, gli investimenti dei fondi sovrani agiscono da stabilizzatori e hanno giocato un ruolo importante nel corso della crisi finanziaria”, commenta Asoka Woehrmann.
I fondi sovrani sono entrati nei circoli degli investitori istituzionali

foto: autor Liakistan, Flickr, creative commons
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