Nell’ultimo mese i prezzi del petrolio WTI sono scesi da 90 dollari al barile a circa 70 dollari. Secondo Giacomo Calef, country manager di NS Partners, il primo motivo che si cela dietro questa discesa dei prezzi è legato all’arrivo di una possibile recessione in molte aree del mondo. Il secondo motivo, invece, riguarda la Cina. Nel principale Paese asiatico un terzo della popolazione sopra i 60 anni non ha ancora ricevuto la terza dose del vaccino anti-Covid. Con queste premesse, gli analisti stimano che a seguito dell’allentamento delle politiche zero-Covid e con i festeggiamenti del prossimo Capodanno cinese, i casi di nuovi positivi esploderanno, portando al calo dei consumi di benzina di circa il 10 per cento. La terza motivazione che pesa sull’attuale discesa dei prezzi riguarda la Russia. La sua offerta di petrolio, che vale circa il 10% della produzione mondiale, non sembra essere stata particolarmente indebolita dalle sanzioni. Il Cremlino infatti, riesce ancora a esportare la maggior parte del greggio in Cina, India e Indonesia. Il fatto che l’offerta continui a funzionare ha spinto di conseguenza i prezzi al ribasso (maggiore l’offerta, minore sarà il prezzo). “Nel frattempo, l’Opec+ è pronto a intraprendere azioni immediate per stabilizzare i prezzi del petrolio. Questo vuol dire che il cartello potrebbe riunirsi prima del meeting previsto a giugno 2023 e indire un nuovo taglio alla produzione per far rialzare i prezzi del petrolio”, spiega Calef.
I prezzi del petrolio tornano ai livelli pre-guerra

Waldemar Brandt (Unsplash)
Questo è un articolo riservato agli utenti FundsPeople. Se sei già registrato, accedi tramite il pulsante Login. Se non hai ancora un account, ti invitiamo a registrarti per scoprire tutti i contenuti che FundsPeople ha da offrire.