Il Btp green che piace all’asset management

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L’esordio è stato da record: il primo Btp green italiano, con scadenza al 30 aprile 2045, ha fatto il pieno di ordini. Il Tesoro ha chiuso il collocamento con una raccolta di 8,5 miliardi ma la domanda è stata dieci volte più alta, intorno agli 80 miliardi. Il rendimento è stato fissato a 12 punti base al di sopra del Btp con scadenza a marzo 2041, quindi si aggirerebbe all’1,5%. Non certo una percentuale attraente, anche alla luce di un potenziale ritorno dell’inflazione, ma per gli investitori è comunque un buon inizio. Simon Bond, direttore degli investimenti responsabili di Columbia Threadneedle Investments, ad esempio, ha acquistato il bond verde per il fondo Threadneedle (Lux) European Social Bond. “Aiuterà soprattutto a garantire la liquidità del portafoglio e allo stesso tempo a promuovere sviluppi positivi attraverso l’uso dei fondi”, spiega. Guardando al futuro, c’è chi poi, come Manuel Pozzi, direttore Investimenti di M&G Investments, auspica che le nuove emissioni verdi abbiano delle caratteristiche speciali: offrire, ad esempio agli investitori “un bonus cedola in caso di mancato rispetto dei parametri ambientali o di utilizzo dei fondi prestabiliti – come già accade per alcune obbligazioni societarie e/o sovrane. I green bond potrebbero poi anche diventare inflation linked, così da risultare attraenti anche per i risparmiatori privati in una fase in cui i tassi sono ancora molto bassi e i rischi inflattivi potenzialmente in agguato”.

Investimenti sempre più strategici

D’altronde le tematiche ESG fanno parte ormai del pensiero comune e stanno trovando molto eco nell’industria dell’asset management. “Il messaggio collettivo va nella direzione di sostenere come gli investimenti ESG possano finalmente aiutare investitori, asset manager e singole società ad allineare i rispettivi interessi al fine di ottenere un portafoglio migliore e, in ultima analisi, anche un mondo migliore”, dice a riguardo Alessandro Allegri, amministratore delegato di Ambrosetti AM. “Certamente l’effetto moda dei temi ESG unito alle attese di rendimento di lungo termine teoricamente più stabili e qualitativamente migliori sta attirando molti investitori verso questo tipo di tematica. Infatti diversi studi mostrano come oggi oltre il 60% degli investitori, sia professionali, sia retail, ritenga gli investimenti ESG strategici per i propri portafogli e, inoltre, una analoga percentuale intende aumentare nei prossimi anni la quota di investimenti riferibili alla categoria. Le aziende che emettono bond sostenibili sono infatti percepite come più resistenti a declassamenti e default, meglio amministrate e più lungimiranti quindi più adatte a superare tempeste di mercato. Questo si traduce in potenziali performance migliori e finanziamenti a tassi più contenuti per le società con rating ESG più competitivo. Recenti ricerche dimostrano infatti che a punteggi aziendali ESG più elevati corrispondono spread più bassi e più stabili sul mercato delle obbligazioni corporate. Lo spread tra le obbligazioni emesse da società che presentano i punteggi ESG più bassi e quelli più elevati è spesso vicina ai 200 punti base”.

Un successo annunciato

Tornando all’emissione statale, il Btp verde non è stato collocato in asta, ma con la formula del sindacato e riservato agli investitori istituzionali. Nulla vieterà, però, anche ai privati cittadini di acquistarlo una volta approdato sul mercato secondario, come ricorda Marco Clerici, co-head dell’investment Banking di Equita. “Non appena il titolo sarà quotato su Borsa Italiana sarà disponibile anche per gli investitori retail, che di fatto sul mercato secondario potranno comprare l’emissione. Il titolo, insomma, funzionerà come tutti gli altri Btp”. Anzi. Secondo indiscrezioni, le prossime emissioni anche in fase di collocamento saranno aperte ai privati. “Ritengo sia la prima emissione di una lunga serie. È un punto di partenza, una sorta di esperimento di dimensioni contenute che potenzialmente andrà a finanziare parte di quei progetti green previsti nel Recovery Plan, che ammontano a circa 35 miliardi”. Un successo annunciato, dunque, che sarà destinato a stimolare la crescita dell’intero mercato dei green bond.

Evoluzione nel mercato dei green bond

Dati alla mano, i numeri sono ancora piccoli. Secondo le stime di Columbia Thhreadneedle nel 2020 il volume ha raggiunto i 520 miliardi di dollari (415 miliardi di euro). Certamente un aumento di oltre 215 miliardi di dollari rispetto al 2019, compresi 160 miliardi di dollari in obbligazioni sociali, un aumento del 788% rispetto al 2019. Più della metà di queste obbligazioni sono specificamente progettate per mitigare gli effetti di Covid-19. In Italia i numeri sono decisamente inferiori: si parla di 20 miliardi di bond verdi, tutti emessi ovviamente da privati. Con l’arrivo del pubblico qualcosa può cambiare. “Non escludo che anche Cassa depositi e prestiti, per esempio, possa valutare emissioni legate ad investimenti nel settore ESG, con fondi che poi verrebbero destinati solo ed esclusivamente ad investimenti sull’economia reale in progetti green o ESG”, dice Clerici. D’altronde questo è un macro trend: “gli investitori di fondi che gestiscono risparmi di terzi hanno sempre più la pressione ad investire su progetti ESG in generale”, continua l’esperto. “Inoltre quello che si è visto nel 2020 è che la massa di liquidità a livello globale che è interessata ad investire in progetti green ha fatto sì che ad oggi ci sia molto più domanda che offerta. Per questo anche i rendimenti, per la prima volta nel corso del 2020, sono stati migliori rispetto alle emissioni tradizionali. Per gli investitori è quasi un ‘must have’ allocare gran parte delle proprie risorse in progetti che abbiano il timbro green”.

In soldoni, ci sarà un momento in cui parte di un normale portafoglio di titoli di Stato sarà sostituito con titoli di Stato verdi, sempre “nei limiti di utilizzo di questi fondi, che devono avere dei regolamenti specifici in materia sostenibile”.