In un’industria in continua evoluzione normativa come quella del risparmio gestito, le difficoltà operative per adeguare i sistemi ai vari cambiamenti regolamentari sono all’ordine del giorno. Difficoltà riscontrate anche in fase di costruzione del portafoglio di investimento ottimale, e quindi in fase di diversificazione degli asset al suo interno. Diverse indagini, come quelle svolte da SimCorp nel 2018, hanno mostrato come, generalmente, la strategia di investimento principale degli asset manager negli ultimi anni coincida con l’allargamento a nuovi asset in portafoglio, diventata quasi una necessità al fine di offrire un qualcosa di nuovo ai clienti. “Tuttavia, ciò comporta delle complicazioni interne al processo di investimento. Armonizzare i dati infatti, e disporre di una base dati congrua, saperli elaborare e focalizzarsi quindi nel core business dell’investimento, è un’issue dell’azienda, ancor più in fase di riconciliazione. In Italia, un caso particolare, vi sono strutture operative in cui alcune attività sono in-house e altre in outsourcing, in particolar modo quelle di middle e back office, dove anche l’attività di riconciliazione dei dati, non avendo quindi una sorgente unica, rappresenta un’issue del mercato”, spiega Carmelo Lauro, sales manager di SimCorp.
Il lato operativo dell’asset management

Giorgio Fata
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