Bocciata. Secondo gli investitori in fondi comuni l'Italia è il posto peggiore a livello globale quanto a tutela dell’investitore, trasparenza, commissioni, tassazione e distribuzione. Solo la Cina fa peggio ottenendo una D+. Lo dice la quarta edizione del Global Fund Experience Report, ricerca di Morningstar Italy, che valuta l’esperienza degli investitori in fondi comuni in 25 Paesi del nord America, europei, asiatici e africani, con l’obiettivo di dare un rating alle migliori pratiche di investimento globali. E nel complesso l'Italia, per l'appunto, è finita in coda alla classifica con una C-: normativa da perfezionare, commissioni elevate per i fondi obbligazionari e azionari domiciliari, trasparenza che stenta la sufficienza - visto che il dato sull'investimento dei manager nei fondi stessi non è ancora fornito -, rari gli acquisti diretti dalla società di gestione e i consulenti finanziari non legati a grandi istituzioni e scarsa informazione. In termini di libertà di stampa, categoria che Mornigstar ha introdotto per la prima volta facendo riferimento all'indice pubblicato ogni anno da Reporter Senza Frontiere che monitora la libertà d'informazione in 180 Paesi, l'Italia risulta perfino in uno step inferiore alla media dei Paesi europei, seppur i giornali locali mostrano di offrire quotidianamente articoli inerenti i fondi di investimento. L'unico Paese messo peggio è la Cina: la sua D+ deriva dalle alte commissioni, dai limiti imposti agli investimenti fuori confine e dalle restrizioni previste per i fondi domiciliati all’estero.
Il mercato peggiore per gli investitori in fondi? L'Italia

foto: autor Luc De Leeuw, Flickr, creative commons
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