Con l’aumento dei tassi d’interesse nei Paesi sviluppati, gli investitori hanno ricominciato a prediligere l’obbligazionario americano ed europeo rispetto a quello emergente. Come fa notare Anisha Goodly, managing director, Emerging Markets, TCW, il 2024 sarà un periodo di transizione verso un contesto più favorevole nel medio termine, per i mercati emergenti, “grazie a politiche monetarie più accomodanti nelle principali economie, alla potenziale debolezza del dollaro e alla rifocalizzazione delle grandi economie emergenti verso gli obiettivi di crescita potenziale e di inflazione”. I fondamentali degli emergenti, afferma l’esperta, “sono ragionevolmente solidi e non si prevedono default sovrani per il 2024”. Questo anche in ragione di un rapporto debito/PIL che nelle economie sviluppate supera il 100%, nei mercati emergenti si attesta al 67 per cento. “Inoltre – prosegue Goodly –, per la prima volta da un decennio a questa parte si prevede che gli upgrade dei rating superino i downgrade”.
Il mondo emergente è legato alle scelte della FED

Marjan Blan (Unsplash)
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