Il potere predittivo dell’AI: un servizio per l’asset management del futuro

Francesca Campanelli News
Francesca Campanelli, CCO, Axyon AI. Foto ceduta

Tutto si riassume in due parole: potere predittivo. Prevedere il possibile e/o il probabile nei mercati, soprattutto di questi tempi, sembra complicato. Quasi prodigioso. Ma anche in periodi di crisi finanziaria e forte stress, causa pandemia in corso, l’intelligenza artificiale pare abbia fornito un paio di occhiali da vista graduati al millesimo. “È stato evidente, per esempio, sul mercato delle materie prime: a febbraio tutti i nostri indicatori ci segnalavano l’arrivo di un’anomalia. Ma il mercato ha funzionato in modo ordinario. È successo a marzo, quando le materie prime hanno registrato per la prima volta un prezzo di un future negativo”, spiega Francesca Campanelli, Chief Commercial Officer di Axyon AI, fintech italiana che lavora a stretto contatto col mondo dell’asset management globale.  Da Quaestio Capital Management a BlackRock, passando per Muzinich&CO, la stessa Campanelli vanta un’esperienza ventennale nel settore del risparmio gestito: “In pochi anni l’intelligenza artificiale diventerà uno standard per il mondo dell’asset management”, dice con convinzione. “Viviamo un’era di grandi cambiamenti, un’epoca sempre più digitale. Se prima le società di gestione si muovevano tra faldoni di bilanci cartacei e grandi terminali di data provider, adesso bisogna elaborare dati molto più numerosi. L’Intelligenza artificiale è molto efficiente e aiuterà sempre più nella gestione dei portafogli”.

Deep learning per i portfolio manager

Riuscire a vedere più facilmente alcune relazioni tra variabili che ad occhio nudo sono assolutamente invisibili è, di fatto, il compito che l’azienda modenese sta portando avanti dal 2016. Il gruppo (15 professionisti, quasi tutti ingegneri e fisici dislocati tra Modena, Milano e Londra) ha adottato il deep learning per serie temporali finanziarie come principale strumento tecnologico. Nei prossimi cinque anni, le strategie di investimento sistematiche basate sull’intelligenza artificiale diventeranno la norma per la gestione attiva, con un mercato che arriverà a superare i 120 miliardi di dollari. “Ad oggi i portfolio manager attivi incontrano difficoltà ad adottare strategie d’investimento basate sull’AI a causa della mancanza interna di tecnologia e risorse, e della scarsità esterna di partner che offrono le giuste competenze”.

Axyon AI lavora con asset manager e hedge fund per offrire proprio quelle strategie che offrono ottimi risultati stabili, sfruttando una tecnologia avanzata e adottando un solido metodo per lo sviluppo di strategie. In collaborazione dal 2017 con la giapponese Nikko Global Wrap (tuttora cliente), la fintech ha completato un importante ​round​ di investimento, accogliendo ING e UniCredit come investitori, insieme ad alcuni angel investor basati nel Regno Unito. È stata anche rafforzata la collaborazione con l’Università di Modena e Reggio Emilia, che ospita più di trenta ricercatori nel machine learning. “Ci rivolgiamo principalmente a tre segmenti di mercato: asset manager tradizionali, hedge fund e trading desk. Siamo in grado di fornirne segnali predittivi su variabili finanziarie ma anche offrire delle strategie ad hoc. Al momento gestiamo più di dieci strategie modello, che spaziano dalle materie prime a portafogli multi asset. Abbiamo sviluppato la nostra tecnologia attraverso una piattaforma che è in grado di fornire predizioni nel medio lungo periodo, da una settimana sei mesi”, afferma la CCO dell’azienda.

AI, paradigma del futuro

La pandemia ha accelerato certi processi già in essere. “Il futuro non sarà una proiezione sfocata del passato. Andiamo incontro ad un mondo diverso. Per questo è necessario ora più che mai avere degli strumenti adeguati per affrontarlo: da una grandissima disponibilità di dati nasce la necessità di creare strategie nuove e performanti, soprattutto in un momento in cui i bisogni del cliente diventano sfidanti”, dice Francesca Campanelli. “La pandemia ha innescato un processo innovativo che si sarebbe reso necessario, prima o poi. Basti guardare per esempio al processo di evoluzione delle banche o al fatto che oggi, con una semplice app sul cellulare, puoi comprare hedge fund”.

Nel settore però, forniti gli strumenti, la scelta resta sempre affidata al gestore. “Cerchiamo di offrire dei risultati consistenti, avvallati dal processo rigoroso. Ma è chiaro che se noi forniamo la macchina a guidare sono sempre i portfolio manager. Il nostro compito è quello di utilizzare i dati nel miglior modo possibile attraverso dei modelli quantitativi e, su questi, dare dei consigli. La scelta di come usarli resta sempre di chi gestisce il portafoglio”, conclude Campanelli.