Il vero significato dell’ESG

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Avere un approccio ESG non può portare a soffermarsi semplicemente sull’acronimo “environment, social e governance”, ma significa andare oltre e avere una visione a 360 gradi che tenga conto del reale impatto extra-finanziario che può avere un investimento e dei cambiamenti strutturali sull’economia che esso può comportare. Per far chiarezza sul mondo degli investimenti sostenibili, abbiamo chiesto ad alcuni esperti del risparmio gestito italiano e internazionale di spiegarci cosa voglia dire davvero integrare i criteri ESG nei processi d investimento. L’obiettivo non è quello di dare una definizione univoca, ma di comprendere tutti gli elementi che concorrono alla creazione o alla scelta di un prodotto ESG.

“Investire oggi non vuol dire limitarsi alla semplice allocazione del capitale, ma richiede anche una comprensione e una misurazione dell’impatto che questi investimenti possono avere su ambiente e società” sostiene Jenn-Hui Tan, Global head of Stewardship and Sustainable Investing di Fidelity International. Integrare i criteri ESG nelle analisi permette di gestire e monitorare tutti i rischi legati ai fattori di sostenibilità. “Il cuore degli investimenti ESG è l’engagement”, afferma inoltre Rosario Sarcone, head of Wholesale Italy di Fidelity International. “Il dialogo con le imprese permette di guidarle e spingerle ad operare in maniera più sostenibile per generare quindi valore economico nel lungo termine, non solo per gli investitori, ma per tutti gli stakeholders”, aggiunge l’esperto.             

La terza dimensione del portafoglio

Negli ultimi anni una terza dimensione, oltre a rischio e rendimento, è diventata sempre più rilevante nel mondo del risparmio gestito, cioè quella della sostenibilità. Il valore di un investimento, spiega Andrea Florio, head of Market Intelligence di Banca Generali non è più solamente legato alle sue performance finanziarie, ma anche all’impatto che ha sulla società e sull’ambiente. “L’integrazione dei fattori ESG porta a diversi vantaggi tangibili: nella gestione del rischio, attraverso l’identificazione di elementi spesso non evidenziati dai modelli finanziari tradizionali, come per esempio i rischi reputazionali, nel rendimento, in quanto elevati rating ESG sono attribuiti generalmente ad aziende di qualità con profitti e flussi di cassa stabili e nella sostenibilità di lungo periodo dei modelli di business, visto il vantaggio competitivo che molte imprese attente a questi fattori possono sfruttare nell’innovazione o nelle strategie di riduzione dei rischi”, continua il fund selector.

Il fattore discriminante per rendere un investimento sostenibile è la presenza di un doppio beneficio, quello finanziario e collettivo. Bilanci più robusti, policy di governance e risk management più solide, standard ambientali e sociali più rigorosi, migliore gestione del rischio operativo e reputazionale, capacità di cogliere le opportunità offerte dalla transizione energetica, sono solo alcune delle caratteristiche che rendono un investimento sostenibile secondo Barbara Ietto, specialista ESG del team Consulenza e Active Advisory di Banca Aletti, Gruppo Banco BPM. “Questo duplice vantaggio deve essere anche ben comunicato attraverso i report e l’informativa delle strategie”, aggiunge la fund buyer, che precisa “si tratta di un tema molto sentito all’interno del Gruppo Banco BPM che ha istituito il Comitato manageriale Environmental Social and Governance (ESG), presieduto dall’Amministratore Delegato Giuseppe Castagna. Inoltre, il riconoscimento del valore strategico degli obiettivi di sviluppo sostenibile ha determinato anche la nascita della nuova struttura Sostenibilità, con l’obiettivo di dare maggiore impulso a tutte le attività del Gruppo volte a orientare la governance e la cultura aziendale a un sempre maggiore presidio delle tematiche ambientali e sociali”, dichiara la Ietto.

Secondo Ilaria D’Ascenzio, head of Fund Selection di BNL Gruppo BNP Paribas siamo già in una fase successiva in cui non solo bisogna valutare se un prodotto sia sostenibile o meno, ma soprattutto quanto quell’investimento lo sia veramente. “In futuro tutti gli investimenti saranno ESG e attraverso un modello proprietario saremo in grado di distinguere quelli sostenibili da quelli a impatto, con l’obiettivo di rendere il cliente finale più responsabile a riguardo”, commenta l’esperta.

Per Simone Chelini, head of ESG & Strategic Activism di Fideuram Investimenti SGR, ESG è una vera e propria missione aziendale. “Il pilastro da cui partire nelle analisi è la governance, cioè è indispensabile comprendere se le aziende si siano dotate di quel sistema di norme che regolano i rapporti fra manager, azionisti e tutti gli altri portatori di interesse economico come ad esempio lavoratori, clienti e fornitori. Quest’ultimi sono proprio la ‘S’ a cui fa riferimento l’acronimo, ovvero il capitale umano. C’è poi la ‘E’ ovvero il rispetto del capitale naturale che non può essere sfruttato oltre la sua capacità di rigenerazione, questo è fondamentale per la tenuta del sistema economico stesso”, aggiunge. “Viviamo un momento straordinariamente favorevole per creare valore per i nostri clienti e diffondere quei valori che proietteranno il sistema economico in un futuro sostenibile destinato a durare nel tempo”, conclude l’esperto.