Infrastrutture e veicoli evergreen, cosi gli LP disegnano i trend dei mercati alternativi

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Bernard Hermant, Unsplash

Infrastrutture, mercato secondario, veicoli di continuazione o evergreen. I Limited Partner (LP) non solo stanno aumentando l’esposizione verso i mercati privati ma stanno anche delineando i futuri trend di mercato attraverso scelte d’investimento ben precise. Quali sono queste scelte lo ha evidenziato nel dettaglio “Turning the Corner?”, la nuova survey globale condotta da Goldman Sachs Asset Management su oltre 250 General Partner (GP) e Limited Partner, che come prima cosa ribadisce la forte volontà degli investitori istituzionali di puntare sugli (ormai non più) alternativi. Le cifre sono interessanti: nel 2016 gli asset under management in investimenti alternativi, stando a una ricerca di BNY, erano pari a 7.500 miliardi di dollari, nel 2023 hanno toccato quota 21.500 miliardi e nel 2032 la stima è di raggiungere 65 mila miliardi. Oggi tra gli LP, sottolinea il sondaggio, un numero maggiore risulta avere una sottoesposizione agli alternativi piuttosto che una sovraesposizione e sta espandendo i propri programmi verso nuove strategie e strutture innovative.

“La proliferazione di nuovi gestori nel ciclo economico precedente e i nuovi lanci di fondi da parte di GP già presenti hanno reso il contesto di raccolta più competitivo. Gli LP sono più selettivi che mai e la creazione di valore diventerà il principale fattore di successo”, ha commentato Matt Gibson, global head of the client solutions group di Goldman Sachs AM.

Spazio alle infrastrutture e real asset

Iniziando dal comparto, a livello globale il sentiment degli investitori nei mercati privati conferma il maggior ottimismo per le strategie real asset. La maggior parte degli investitori, stando alla surey, vede infatti opportunità di performance stabili o migliori nel prossimo anno soprattutto sulle infrastrutture (93%), seguito da private equity (82%), real estate (81%) e infine private credit (70%).

Perché le infrastrutture? Perché è un settore che “beneficia di forti venti di coda strutturali, dato il volume di spesa pubblica e privata necessario sia per rinnovare asset obsoleti sia per costruire nuove infrastrutture – ha spiegato Tavis Cannell, global head of infrastructure di Goldman Sachs Alternatives –,  con opportunità di investimento legate all’intelligenza artificiale e alla digitalizzazione, alla produzione e trasmissione di energia, ai cambiamenti nei flussi commerciali globali e ai sistemi di gestione dei rifiuti e delle acque”.

Questa asset class, ha evidenziato poi il manager, “vanta oltre 20 anni di resilienza e protezione dall’inflazione e oggi offre agli investitori accesso alla nuova ondata di crescita, in particolare nelle opportunità di mid-market, dove la gestione attiva e la creazione di valore possono generare risultati significativi”.

Più secondario e veicoli evergreen

Per avere un approccio più attivo nella gestione della liquidità e nel ribilanciamento dei portafogli, gli LP stanno iniziando ad alimentare i mercati secondari. Il 17% di loro ha dichiarato di aver venduto partecipazioni sui mercati secondari quest’anno (dall’11% dell’anno precedente). Inoltre, la partecipazione degli LP al mercato secondario è aumentata del 53% come investitori in fondi (+3% rispetto al 2024), del 23% come acquirenti diretti (+2 punti) e del 17% come venditori diretti (rispetto all’11% nel 2024).

D’altronde, i mercati secondari offrono un’esposizione diversificata ai mercati privati, spesso a prezzi scontati, consentono di attenuare la tipica curva a “J” degli investimenti in private equity e rappresentano una fonte di liquidità assieme ai continuation vehicle (CV). Non a caso, un terzo dei GP prevede di utilizzare proprio quest’ultimo tipo di strumento (erano meno del 20% lo scorso anno). 


Attrattive sono anche le strutture evergreen, oltre il canale wealth, con oltre il 30% degli investitori istituzionali che ha già investito o sta valutando tali veicoli per il private equity e le infrastrutture; più della metà lo fa per il private credit e oltre il 40% per il real estate.

Inoltre, più dell’80% dei grandi GP che hanno preso parte al sondaggio, rilevano sempre da Goldman Sachs AM, offre o sta prendendo in considerazione strutture evergreen, mentre solo circa un GP su quattro con meno di 10 miliardi in termini di AUM lo sta facendo.

Il tema distribuzione

Gli LP continuano dunque a rafforzare la propria esposizione nelle strategie dei mercati privati, con i co-investimenti (62%) e i secondari (45%) le aree di maggiore sottoesposizione. Tuttavia non mancano le criticità e il principale fattore che influenza i piani di investimento (31%) è la scarsità di distribuzioni, con il 45% che segnala un rallentamento del ritmo, una riduzione degli importi impegnati o entrambi.

Altri fattori che incidono sull’attività di investimento includono modifiche ai target di allocazione (30%), l’utilizzo di differenti tipologie di strutture di fondi (13%) e l’aumento delle esigenze di liquidità (11%).

 GP: le valutazioni restano elevate

Se i General Partners non possono che accogliere con favore questo flusso di risorse, dall’altra parte questi, sempre secondo la survey, non possono non valutare alcune sfide che il mercato pone, in maniera ciclica.

Fra queste ci sono le valutazioni, considerate la principale variabile con il 63% che le ritiene centrali, e le exit (60%). Su questo fronte, i GP prevedono un forte aumento delle exit tradizionali, in particolare i disinvestimenti strategici (80% prevede di utilizzarle, rispetto al 56% del 2024) e le sponsor sale (70% rispetto al 42% nel 2024). Inoltre, il 63% dei GP ha fiducia nella Borsa e pensa di poter ricorrere, almeno in parte, alle IPO per generare liquidità nel prossimo anno, rispetto al 35% dello scorso anno.

“Con valutazioni elevate, i rendimenti saranno trainati dalla crescita dei ricavi, dall’efficienza dei margini e dall’innovazione guidata da dati e intelligenza artificiale a supporto dei modelli unici delle società in portafoglio”, ha affermato Jeff Fine, global co-head of alternative capital formation di Goldman Sachs AM.

Tutto ciò fa ovviamente i conti con le tensioni macroeconomiche. I conflitti geopolitici si confermano per il secondo anno consecutivo come il rischio più rilevante, con le preoccupazioni degli investitori incentrate sulla geopolitica e sull’incertezza politica. L’instabilità politica e i dazi doganali (due nuove opzioni di risposta introdotte quest’anno) si collocano rispettivamente al terzo e al quarto posto tra i rischi più citati.  

Saper comprendere il contesto macro e le traiettorie geopolitiche per saper cogliere le nuove opportunità e mitigare i rischi diventano requisiti che possono allora fare la differenza tra GP.

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