Investire ESG per contribuire ad una crescita economica sostenibile

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La pandemia da Covid-19 ha messo tutti in guardia sull’inadeguatezza del sistema economico in cui viviamo, ha evidenziato la crisi climatica e le diseguaglianze sociali, spingendo i governi ad agire, prima che sia troppo tardi. L’Europa è leader di questo cambiamento, attraverso il suo programma di Next Generation EU, con cui cercherà di rilanciare l’economia degli Stati membri in maniera sostenibile. Gli investitori, dall’altro lato, non solo cercheranno di cogliere le opportunità dietro a una tale trasformazione, ma ne vogliono essere contributori. In occasione della tavola rotonda virtuale sugli ETF sostenibili, abbiamo chiesto a quattro professioniste del risparmio gestito italiano di illustrarci la loro view a riguardo.

“In qualità di asset owner sentiamo la necessità  di contribuire ad uno sviluppo sostenibile e responsabile e  di partecipare  alla  ripartenza dell’economia ”, commenta Alessandra Festini, Tactical Asset Allocation manager & CESGA di Cassa Forense. Ciò comporta un processo di adeguamento al fine di adempiere il dovere fiduciario nei confronti degli iscritti. “A dicembre 2019, infatti, il Consiglio ha lanciato il progetto chiamato IBW ‘Investment for a better world’, in cui vengono esposti i principi e il processo di trasformazione della Cassa Forense verso la sostenibilità, che interessa tutte le asset class in portafoglio, liquide e illiquide”, continua la manager. In tal modo si è introdotto un approccio strutturato di due diligence, di tipo best in class, per valutare i prodotti di investimento da un punto di vista sostenibile.

Il cambiamento deve partire all’interno delle società di gestione, che devono maturare delle expertise interne per essere davvero consapevoli del contributo che possono apportare alla società e creare quindi prodotti di qualità. “Il nostro ruolo è quello di accompagnare i clienti verso la transizione dei portafogli”, afferma Sabrina Principi, Responsabile ETF e gestioni indicizzate per l’Italia di BNP Paribas AM. I player di mercato devono guidare gli investitori nelle loro scelte di investimento, fare in modo che queste non si limitino ad una mera mitigazione del rischio, ma che siano informati in maniera trasparente del contributo che le loro decisioni possono dare ad un futuro migliore. “Sul mercato è presente una moltitudine di indici sostenibili, noi scegliamo quelli che selezionano per ogni settore merceologico le aziende con score di sostenibilità più alti, escludendo settori controversi e creando così il punto cardine per una buona allocazione”, prosegue l’esperta. 

La scelta del prodotto giusto

L’ultimo anno è stato caratterizzato dalla proliferazione di prodotti ESG, e questo rende ancora più difficile la selezione. L’introduzione della Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR), che stabilisce i requisiti minimi di informativa per tutti i gestori patrimoniali che operano in Europa, si spera possa dare un supporto importante ad individuare i prodotti che davvero rispondono alle esigenze della clientela.

Portraits et photo de groupe pour BNP Wealth Management, Paris le 15/11/2020.

Esistono diversi gradi di sostenibilità, bisogna quindi saperli individuare per offrire il giusto prodotto ai clienti. In BNL- Gruppo BNP Paribas è stata sviluppata una metodologia proprietaria che consente di creare un ranking di sostenibilità, attribuendo ad ogni strumento uno score, sottoforma di quadrifoglio, da zero a dieci. Si passa quindi dall’esclusione all’impact investing, che rappresenta il massimo livello di sostenibilità, spiega Manuela Maccia, CIO di BNL -Bnp Paribas. “Lo step successivo è riuscire a individuare gli interessi specifici del cliente e su che temi di sostenibilità è maggiormente orientato”, sottolinea la Maccia.

“Stiamo assistendo ad un vero e proprio passaggio a nuovi processi di selezione dei prodotti, in cui il contributo della sostenibilità diviene sempre più evidente”, precisa Patrizia Bussoli, portfolio manager del Team Asset Allocation Research presso Pramerica SGR. Si è passati dalla semplice esclusione di settori critici, a metodologie di rating e di analisi più approfondite. “Sarà richiesto del tempo, ma è importante che avvenga questo sforzo da parte degli operatori del risparmio gestito”, conclude.