Per molti Paesi emergenti l’attività economica principale all’interno del settore privato e/o statale è connessa alla produzione e all’esportazione delle materie prime. Ciò ha fatto sì che storicamente buona parte della performance dei mercati finanziari di questi Paesi dipendesse dai cicli delle materie prime. Come spiegano Marco Piersimoni, senior investment manager e Flora Dishnica, product specialist di Pictet Asset Management, “la reazione dei mercati nel contesto attuale non si è scostata da quanto osservato in occasioni passate. Le aree più colpite sono state senza dubbio quelle limitrofe al conflitto, una porzione dell’Europa emergente (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e via dicendo) danneggiata non solo per le importazioni da Russia e Ucraina ma anche attraverso altri canali dell’economia, come il turismo”. Gli esperti continuano: “in questa fase, abbiamo privilegiato la selezione, rafforzando le scelte all’interno del portafoglio a favore dei Paesi esportatori di materie prime, i chiari vincitori nel contesto attuale, come Arabia Saudita, Brasile e America latina in generale, e Sud Africa (sia nella componente azionaria che in quella obbligazionaria)”.
Investire nei mercati emergenti? L’analisi dei “fattori chiave” per individuare le opportunità

Rio Tanaka (Unsplash)
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